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    11/28/2006

    Bocca di.... CILIEGIA

    Bocca di CILIEGIA

    clicca per ingrandire
    Ciliegie

    Nel linguaggio poetico “bocca di ciliegia” è usato per descrivere una ragazza dalle labbra carnose ed invitanti come il rosso dolce frutto. Il ciliegio (Prunus Avium L.), originario dell'Asia Minore, si diffuse in Egitto sin dal VII secolo a.C. e successivamente in Grecia come cita Teofrasto (III sec. a.C.).
    La prima testimonianza della loro presenza in Italia risale al II secolo a.C. quando Varrone ne illustrò dettagliatamente l'innesto. Ma leggenda vuole che sia stato
    Lucullo a portare dalla Cappadocia le "migliori" ciliegie. Più tardi, Plinio il Vecchio ne descrisse dieci varietà nella sua "Naturalis Historia".
    E’ però a partire dal '500 che abbiamo notizie precise della sua coltivazione. Oggi l'Italia, a livello europeo, rappresenta uno dei principali produttori di ciliegia con oltre 150 varietà, tutte di origine spontanea ma incrociate fra loro in modo casuale.
    Dei ricercatori americani affermano che questo frutto ha anche proprietà quasi taumaturgiche nella cura dei dolori, perchè ricco di sostanze che agiscono come i più comuni antinfiammatori.
    Diverse sono le superstizioni collegate alla ciliegia. Contando i noccioli rimasti nel piatto alla fine un pasto, le ragazze possono prevedere quando si sposeranno, recitando: “quest’anno, l’anno prossimo, un giorno, mai”, l’ultimo nocciolo contato fornirà la risposta. Se si desidera che un vigneto produca buon vino, bisogna piantarci in mezzo un ciliegio.
    Frutto ricco di zuccheri semplici, sali minerali e vitamine, la ciliegia si consuma fresca, ma viene anche candita, conservata sotto spirito, usata per preparare marmellate, sciroppi e liquori, o destinata alla pasticceria per fare gelati e torte.
     
      
    11/22/2006

    Leggende Italiane... Toscana

    La Toscana tra chimere,

    fantasmi, castelli e tesori nascosti

    Un viaggio virtuale per le provincie toscane,
     alla scoperta di racconti e leggende dal sapore antico,
     ma che non hanno perso il loro fascino
     
     

    Il mago di Zeri

    Questa zona ha fama d'essere un paese di stregoni. Un ragazzo di Zeri si trovava in Corsica e desiderava rivedere la fidanzata. Chiese aiuto allora a un suo amico, uno stregone del vicino paese di Monte di Lama; lo stregone diede al giovane un unguento magico, poi gli fece mettere i piedi sui propri, e le mani sulle proprie spalle. Così uniti i due saltarono un catino e il giovane si ritrovò trasportato magicamente a Zeri. Felice il ragazzo si spalmò quindi l'unguento, grazie al quale si trasformò in gatto e potè introdursi in camera dell'amata. La luce era accesa e non ci vedeva bene, essendo un felino; allora la spense e la ragazza, infastidita, gli tagliò una zampa. Ma nel breve periodo di buio fece in tempo a vedere che la fanciulla aveva trovato qualcun altro con cui consolarsi.

    Pistoia, uomini di fuoco e piogge impossibili

    Arriviamo nella zona di Pistoia, e andiamo indietro nel tempo fino al 364. Assistiamo a uno spettacolo incredibile: si odono urla orrende e rumore d'armi che si incrociano. Guardiamo in alto e vediamo degli uomini di fuoco combattere in cielo. Non è il solo episodio; nel 482 si udirono di nuovo gli urli e contemporaneamente una stranissima pioggia di lana investì la zona per un'ora. Altri strani episodi vengono ricordati nelle cronache della città, come quando nel 450 da un pane affettato uscì del sangue. A tutti questi fatti sono seguiti sempre infausti eventi, in particolare carestie e pestilenze. Terribile la carestia del 536, che costrinse i pistoiesi a mangiare cani, cavalli e infine a dissotterrare perfino i cadaveri, con le conseguenze che si possono immaginare. Nel 1122 tornarono le urla e le armi nel cielo di Pistoia, stavolta accompagnate da una pioggia di sangue che durò tre ore. Anche in questo caso l'evento fu seguito dal presentarsi di un'epidemia che mieté un gran numero di vittime.

    E qui finisce il nostro viaggio in Toscana. Alcune leggende ci hanno fatto sorridere, altre ci hanno turbato; in ogni caso anche questa volta abbiamo riscoperto la ricchezza delle tradizioni del nostro paese. Basta scavare un po' nel passato per riportarle alla luce. E speriamo che queste storie non vadano perse con il tempo, perché esse raccontano la nostra cultura e le nostre origini. Alla prossima.

    Leggende Italiane.... Toscana

    La Toscana tra chimere,

    fantasmi, castelli e tesori nascosti

    Un viaggio virtuale per le provincie toscane,
     alla scoperta di racconti e leggende dal sapore antico,
     ma che non hanno perso il loro fascino
     

    Villaggi sommersi e tesori nascosti nella provincia di Grosseto

    Il lago incantato di Accesa

    Visitiamo ora i dintorni di Grosseto. Arriviamo al lago di Accesa e osserviamo il laghetto, apparentemente placido e tranquillo. Qualcuno dice che sia senza fondo ma altri raccontano una storia molto più inquietante sul lago. Capita a volte di vedere, sulla superficie, facce dal ghigno diabolico; chi sono? Un tempo al posto del laghetto sorgeva un piccolo villaggio, abitato da persone per bene e rispettose di Dio. Il Diavolo non sopportava la cosa e si adoperò affinché la popolazione perdesse la retta via, li tentò e li deviò finché diventarono gente orribile ed empia; cacciarono addirittura il prete, non rispettarono più le feste e i giorni sacri. Così il giorno di Sant'Anna si misero a trebbiare. A quel punto si scatenò una tempesta violentissima, il villaggio e tutti i suoi abitanti sprofondarono nel sottosuolo, maledetti per sempre. Quando tornò il sole dove prima era il villaggio c'era adesso il lago. Il villaggio maledetto sarebbe ancora in fondo al lago, tanto che tutti gli anni, nel giorno di Sant'Anna le acque si agitano e dal fondo salgono le grida di donne e bambini, rumore di cavalli e rintocchi funebri di campane.


    All'interno dello "Spacco della Regina"

    Il tesoro della Regina etrusca

    Sorvoliamo la Maremma e arriviamo fino al mare, sulla spiaggia di Ansedonia. C'è uno straordinario scavo chiamato Spacco della Regina (o anche Bagno della Regina);  una straordinaria cavità naturale riadattata e sistemata dall'uomo, con un lavoro che deve essere stato incredibile. Per cosa? Non è ancora stato accertato completamente lo scopo e il significato di quest'opera. Teorie diverse ipotizzano un tempio etrusco, un luogo di sacrifici umani o anche un nascondiglio dei fenici. Per capirlo proviamo a esplorarlo; nella grande parete si apre, quasi invisibile, una sottile spaccatura, in cui a malapena un uomo riesce a passare. Superato con difficoltà un buio corridoio si arriva in una cavità simile a un'enorme cupola scavata nella roccia. Dall'alto filtra una luce particolare, attraverso un lucernario seminascosto dalle chiome degli alberi. In fondo a quest'ambiente si trova un altro cunicolo, ancora più scomodo del primo. Attraversandolo si entra in una nuova grotta a forma di campana, abilmente sistemata con un lavoro di scalpello e grandiosamente illuminata dall'alto. Ma non finisce qui, c' un terzo cunicolo tra i massi, breve ma tortuoso, che ci porta in un terzo ambiente, presumibilmente il cuore del tempio; è regolare, di forma ellittica, stretto e illuminato dall'alto in modo misterioso. C'è un'atmosfera irreale e il silenzio è profondo. Intorno si vedono dei grandi macigni, forse resti di antichi altari. Ed é qui, secondo la leggenda, che la Regina etrusca Ansedonia veniva per fare dei bagni lontano dai curiosi e sempre qui sarebbe nascosto il suo favoloso tesoro. Il tesoro non è ancora stato ritrovato ma è probabile che oltre un macigno si nasconda un quarto cunicolo... i cercatori di tesori sono avvisati.

    Nei dintorni di Massa Carrara stregoni, caverne misteriose e tesori

    Nella zona di Pontremoli vi sono numerose caverne, chiamate dagli abitanti cà di Sarasin, caverne dei Saraceni. Ma non sono i saraceni intesi come gli antichi pirati musulmani; invece, secondo una suggestiva ipotesi dello studioso Augusto Ambrosi, i Sarasin sarebbero le popolazioni mediterranee primitive, costrette a rifugiarsi dall'arrivo dei popoli indoeuropei. Secondo la leggenda vengono descritti come un popolo piccolo, scuro, forte e veloce che usciva la notte per compiere misteriosi lavori e rubare. Nel Pontremolese vi sono diverse caverne, come quelle delle Strette di Giarredo, pauroso ambiente dove si dice che abitasse un mago potentissimo in grado di evocare spiriti maligni. I Sarasin sarebbero anche gli autori di costruzioni megalitiche e a loro sono state attribuite diverse imprese, come a Pracchiola; qui trasportarono dalla montagna gli stipiti della chiesa di Santa Maria Assunta, trasportandoli sulla schiena; e squadrarono e trasportarono i pietroni che si vedono nel cimitero di Cargalla, che poi divennero la base della chiesa di San Lorenzo, poi distrutta; e trasportarono sulla riva sinistra del Magra dei massi che dovevano servire per la costruzione di un ponte.

    I tesori di Sassalbo

    A Sassalbo invece andrebbero cercati dei tesori, ancora nascosti. Uno si troverebbe a circa duecento metri dal punto in cui l'antica strada di Sassalbo a Modena valicava l'Appennino nei pressi del lago Cerretano; il tesoro sarebbbe composto di tre campane di bronzo piene d'oro, che durante il trasporto da Modena in Lunigiana sarebbero sprofondate nel terreno paludoso. Un altro tesoro consiste in pignatte (pentole di terracotta usate per cuocere) piene di zecchini, appartenenti a un marchese che aveva un castello sul canale di Rovaggio. In questo caso la leggenda vuole che per trovare il tesoro bisogna osservare l'assoluto silenzio. Si narra che furono fatti molti scavi e che il tesoro stava per venire alla luce; poi però uno dei cercatori vide passare un branco di capre seguite a distanza da un caprone zoppo, si mise allora a ridere e a prendere in giro l'animale. Si alzò un vento infernale, i cercatori furono sollevati in aria e dispersi per i monti.

    Leggende Italiane... Toscana

    La Toscana tra chimere, fantasmi,

    castelli e tesori nascosti

    La Spada nella Roccia

    Una spada conficcata nella pietra attende un valoroso che possa estrarla e reclamare il diritto di essere Re.
     Ma non si trova nella terra di Avalon... si trova in Italia
     

    Galgano Guidotti: cavaliere, eremita e santo
     
    La leggenda - Siamo nel XII seco

    Risalendo dal mare verso Siena si entra nella stupenda valle del Merse. Usciti da questa ci troviamo in un grandioso pianoro verdeggiante, alla nostra sinistra il paese di Chiusdino. Qui, nel castello che domina tutta la zona, vivono agiatamente i nobili Guidotto e Dionisia Guidotti. La donna è già avanti con l'età, quasi dispera di non avere più bambini. Si rivolge al Signore e finalmente le sue preghiere vengono esaudite; nel 1148 nasce loro figlio, Galgano.

    Crescendo Galgano diventa un ragazzone libertino e spensierato, adora andare a caccia e cavalcare in cerca d'avventure. Non si cura troppo delle conseguenze delle sue azioni, gode dei suoi privilegi e sfoga i suoi capricci; a Civitella si trova anche una fidanzata, Polissena. Ben presto questo suo atteggiamento causa delle preoccupazioni ai genitori, che tentano inutilmente di insegnargli le buone maniere. Col passare del tempo i suoi sono sempre più preoccupati; Dionisia prega intensamente l'Arcangelo Michele affinché suo figlio metta la testa a posto. Guidotto, suo padre, ritiene che con l'età Galgano maturerà.

    Ma le cose non cambiano e nel frattempo il padre muore. A Galgano non importa nemmeno della morte del padre e continua con i suoi vizi e peccati. Ma la notte seguente succede qualcosa, Galgano vede in sogno la madre con l'Arcangelo Michele, con ali d'oro e spada in pugno. L'Arcangelo vuole che Galgano indossi le armi e diventi un suo cavaliere. Lui fa finta di niente ma dopo qualche anno ha un nuovo sogno. Questa volta l'Arcangelo lo conduce in una valle, superano insieme un ponte oltre il fiume e ha la strana sensazione di entrare nel Monte Siepi. Qui vede i dodici apostoli, poi d'un tratto la visione di Cristo crocefisso. Racconta dei sogni alla madre, che non sa dare spiegazioni se non che siano comunque buoni segni l'aver visto San Michele, al quale lei è sempre stata devota.

    È primavera quando Galgano decide di andare a trovare Polissena. Ma mentre cavalca, sulla strada gli si para davanti l'Arcangelo Michele, e questa volta non è un sogno. L'Arcangelo è circondato dalla luce divina, i suoi occhi risplendono e la spada è dritta in pugno. Il cavallo si impaurisce e sbalza Galgano dalla sella. Quando il cavaliere si rialza sembra avere negli occhi una nuova consapevolezza.


    La spada nella roccia

    Prende la sua spada e la conficca nella roccia. L'elsa sporgente forma una croce, gli alberi vicini si muovono e le loro fronde formano magicamente una cupola. La vita di Galgano cambia per sempre, diventa devoto a Dio e pregherà intensamente adorando l'elsa come una croce, in quello che verrà chiamato l'eremo di Monte Siepi. È il 1180.

    Il diavolo però è sempre in agguato e proprio non ci sta a perdere quello che fino a poco tempo prima era stato un peccatore “modello”. Tenta quindi di far “rinsavire” Galgano, influenzando la madre e la fidanzata affinché lo riportino alla vita passata. Ma nessuna delle due riesce a fargli cambiare idea. Allora il demonio cambia tattica e manda un gruppo di briganti a distruggere la spada-croce. I banditi provano prima a rompere la roccia dove è infissa la spada, ma non c'è verso. Allora si accaniscono sull'arma e alla fine riescono a spezzarne l'elsa. Quando Galgano vede lo scempio è colto inizialmente da disperazione. Poi comincia a pregare intensamente e con tale devozione che l'arma miracolosamente si ricompone. Questo nuovo prodigio convince anche la sua compagna Polissena a convertirsi e a dedicare la sua vita alla Chiesa. Galgano, divenuto monaco cistercense, muore poco dopo, nel dicembre del 1181, accanto alla sua croce.


    L'abbazia vista da fuori...

    La spada è visibile ancora oggi. Per raggiungere il luogo si può prendere l'autostrada Firenze-Siena e uscire all'altezza di San Lorenzo a Merse, proseguendo poi per Monticiano; basta seguire i segnali turistici e non si può sbagliare. Un altro modo per arrivarci, sicuramente più suggestivo, è prendere invece da Siena la statale 73. Si percorre una via stretta e serpeggiante, passando attraverso un bosco e sbucando sul pianoro dove sorge l'abbazia di San Galgano.

    L'abbazia, dallo stile gotico, colpisce anche per la mancanza del tetto, ormai crollato. Vale sicuramente una visita, ma la spada in realtà si trova più in là; bisogna salire sulla vicina collinetta dove c'è la piccola chiesa di Monte Siepi, costruita letteralmente intorno alla spada.

    Eretta dai monaci cistercensi poco dopo la morte di Galgano, tra il 1182 e il 1185, questa chiesa presenta nel suo nucleo la “Rotonda di san Galgano”, costruzione decisamente atipica per l'epoca. La forma circolare sembra infatti ispirata all'architettura del Pantheon di Roma. All'interno si trova la tomba del santo, le sue reliquie e la roccia con infissa la spada, protetta da una copertura di plexiglass per proteggerla dagli elementi e dai visitatori troppo curiosi.

    Peccato vederla sotto un vetro, ma la cosa si è resa necessaria, dopo che la spada fu spezzata dai vandali ben due volte, negli anni Sessanta e di nuovo nel 1991. L'eremo divenne ben presto meta di molti fedeli e di altri monaci. La piccola chiesa non era più sufficiente, così nel 1218 venne iniziata la costruzione dell'abbazia più grande, nel pianoro sottostante.

    L'abbazia, come abbiamo detto, presenta degli elementi gotici; è ricca di capitelli intarsiati, ha un chiostro e il campanile, ora crollato. In antichità la zona godette di grande splendore, diventando un punto di riferimento per i fedeli e per la Repubblica Senese. Purtroppo diversi fattori contribuirono al successivo degrado.

    I rapporti tra Siena e Firenze all'epoca non erano proprio idilliaci e la ricchezza dell'abbazia attirò le armi dell'esercito fiorentino. Oltre a questo al decadimento contribuì anche l'introduzione della “commenda”, una legge che consentiva a una persona un beneficio ecclesiastico. Questo garantiva al fortunato possessore il godimento delle rendite dei beni, senza che si dovesse curare troppo dei beni stessi. Alla fine già nella metà del XV secolo l'abbazia era quasi abbandonata, con pochi monaci che si prendevano cura del luogo.

    Nel 1600 un solo monaco viveva qui, tra le mura ormai cadenti. Nel 1786 crollò gran parte del campanile, portandosi via anche il tetto. Nel 1789 la chiesa venne abbandonata del tutto, e i resti della costruzione divennero solo una fonte di pietra e materiali per i paesi circostanti. Ma all'inizio del Novecento grandi opere di restauro e manutenzione hanno contribuito a recuperare parte dell'antico splendore e oggi l'abbazia di San Galgano è uno dei luoghi medievali più visitati della Toscana.

    Vale la pena spendere due parole sull'architettura dell'abbazia, che ha qualcosa di "magico". Infatti osservando i rapporti geometrici e la disposizione degli elementi della struttura si nota che i costruttori hanno seguito delle regole particolari.


    ... e da dentro

    I monaci cistercensi hanno studiato il percorso dei pellegrini che venivano a visitare l'abbazia, entravano e si dirigevano verso l'altare; in base a questi calcoli essi hanno costruito i capitelli, le chiavi di volta e altri elementi architettonici a dei livelli che si raccordano con le forme geometriche simboliche adatte a influenzare lo stato d'animo; quello che viene chiamato in gergo “geometria sacra”.

    Secondo questa pratica la geometria sacra cerca di inserire l'essere umano in un sistema di armonia che sia affine a quello della natura. In questo caso se l'uomo sperimenta le sensazioni prodotte dall'osservazione dei simboli geometrici sacri, sarà in armonia con se stesso e con tutto ciò che lo circonda. I monaci avevano sviluppato una conoscenza approfondita di questa pratica, utilizzando dei precisi codici geometrici, che erano tenuti segreti.

    Anche la Rotonda presenta elementi misteriosi. Non si sa chi materialmente la costruì e non si ha una data certa. Le fonti su cui si basano le affermazioni sono tutte molto successive ai tempi degli eventi.


    L'eremo di Montesiepi con la Rotonda di San Galgano

    La chiesa che è possibile osservare oggi è il risultato del sovrapporsi di vari elementi; al nucleo originario della Rotonda si sono succedute modificazioni e aggiunte nelle varie epoche. In particolare nel Seicento e nel Settecento furono inseriti elementi architettonici che finirono per deturpare l'originaria bellezza e perfezione della Rotonda.

    Nel 1924 essi vennero eliminati grazie a dei restauri e la forma attuale è più fedele all'originale. Sull'ingresso dell'originaria costruzione circolare si trovano particolari sculture che decorano il cornicione. Tre teste umane, una bovina e una foglia, che gli esperti giudicano un tipico frutto dell'arte romanica della zona.

    Il cerchio perimetrale, perfettamente rotondo, dello spessore di circa un metro e mezzo, sorregge l'intera cupola emisferica, costruito secondo l'antico schema etrusco degli anelli concentrici. Nessun costone, nervatura o altro sostegno disturba l'armonia e l'unità della costruzione. La Rotonda affascina il visitatore, con i suoi numeri, la sua simbologia e il suo orientamento, elementi ricchi di significati nascosti, non ancora del tutto svelati.


    Il film di John Boorman

    La leggenda riporta date piuttosto precise su Galgano. Nacque nel 1148 e morì poco dopo la conversione a monaco cistercense, nel 1181. In realtà le cose non sono così chiare. Praticamente quasi tutta la vita del vero Galgano è avvolta dal mistero, non ci sono in effetti fonti o documenti dell'epoca che ne attestino la reale esistenza. Tutto quello che si sa di Galgano è dovuto a biografie e documenti molto successivi alla sua vita, peraltro trascritte e modificate da vari autori, quindi non certo pienamente attendibili.

    L'unica certezza è data dagli edifici sacri della zona, e il culto che essi hanno generato. Però qualcuno quella spada deva averla conficcata. Ma chi? Può essere possibile che sia stata questa spada a ispirare il ciclo di Artù? Chissà se dobbiamo proprio a questa leggenda italiana il mito arturiano. Mito che ha influenzato il mondo intero in tutte le forme d'espressione, dalla letteratura all'arte, fino in tempi più recenti alla cinematografia, basti pensare allo splendido Excalibur del 1981 di John Boorman e a La Spada nella Roccia della Disney, del 1963. Tutto nasce dal piccolo paese di Chiusdino dunque? Potrebbe darsi...


    La spada nella roccia secondo Walt Disney

    La storia di San Galgano si svolge più o meno nello stesso periodo in cui vennero scritte le prime storie sul santo Graal e su Re Artù. Le similitudini tra Galgano e il ciclo bretone sono curiose. Galgano è simile nel nome a Galvano, uno dei cavalieri della Tavola Rotonda. Galgano vide in sogno Gesù e i dodici apostoli, guarda caso anche i cavalieri di Artù erano dodici.

    Inoltre i cerchi concentrici nella chiesetta sull'eremo richiamano alla mente sì lo stile etrusco, ma anche la simbologia celtica che pervade la storia dei Templari alla ricerca del santo Graal. È stato il ciclo di Artù a influenzare gli eventi di Chiusdino? I Templari hanno contribuito alla creazione in Toscana di un punto di riferimento per la leggenda del Graal? Oppure è stato Galgano e la spada conficcata sull'eremo che hanno ispirato tutto? Nessuno può rispondere con certezza e il mistero continua...

    11/21/2006

    Leggende italiane: Toscana tra chimere, fantasmi, castelli e tesori nascosti

    La Toscana tra chimere,

     fantasmi, castelli e tesori nascosti

    Un viaggio virtuale per le provincie toscane,
     alla scoperta di racconti e leggende dal sapore antico,
     ma che non hanno perso il loro fascino


    Il castello di Poppi. I fantasmi dei soldati non hanno pace...

    Firenze devota a Marte

    Un'antica leggenda riguarda il capoluogo toscano. Si narra che, al tempo in cui la città era ancora pagana, il popolo avesse eletto Marte come proprio protettore, erigendo una statua in suo onore. Quando la città divenne cristiana, il protettore di Firenze divenne San Giovanni Battista. Quindi la statua di Marte venne rimossa, e al suo posto venne messo il Battistero. Nonostante il diffondersi della nuova religione cristiana, il popolo ancora aveva una certa riverenza per gli dei pagani. Infatti la statua di Marte non venne distrutta, fu invece spostata in riva all'Arno. Nonostante ciò il dio si adirò e per suo volere la città conobbe le guerre che a lungo la martoriarono. Fatto sta che a un certo momento la statua sparì, e non se ne è più trovata traccia; qui un'altra leggenda collegata vuole che Attila stesso distrusse la città di Firenze, e fece cadere la statua di Marte nel fiume. In realtà Attila non arrivò mai a Firenze, ma l'idea è senz'altro suggestiva.

    La Chimera nel museo

    Restiamo a Firenze e andiamo a visitare il Museo Archeologico. Tra gli innumerevoli pezzi in mostra, alcuni veramente affascinanti, troviamo una scultura che desta meraviglia e turbamento. Una creatura fantastica, con la testa di leone, il corpo di capra e la coda di serpente. È una Chimera, che sembra uscire direttamente dall'Iliade di Omero. “Lion la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco...” (Iliade, VI, 223-225 trad. V.Monti). Ma potrebbe non essere solo un'opera di fantasia. Così infatti scriveva Montaigne, descrivendo Villa di Castello (dove un tempo era la scultura): “[...]sopra una colonna, scolpito nel bronzo, un animale a quattro zampe grande al vero, di forma strana, con la parte anteriore tutta a scaglie e sulla schiena non so qual membro simile a un corno.

    Dicono che sia stato trovato in una caverna di questo paese e portato vivo qualche anno fa”. La Chimera di cui parliamo è un'opera in bronzo etrusca del IV-V secolo, ritrovata nelle campagne d'Arezzo nel 1553. L'artista sconosciuto aveva forse incontrato una vera Chimera nellle campagne toscane? Chi vuole conoscere la verità parta alla ricerca della caverna, magari scoprirà il luogo dove leggenda e realtà si fondono... e per sapere tutto sulla Chimera non mancate di leggere la nostra rubrica dedicata alle creature fantastiche


    La Chimera di Arezzo
     
    Le porte magiche di Arezzo e provincia

    Abbiamo parlato di Arezzo e della Chimera. Addentrandoci meglio nella zona scopriamo che la magia è forte in questo luogo. Ad Arezzo stesso e anche a Cortona, nei dintorni, guardando gli antichi palazzi si resta colpiti da delle strane porticine sottili, alte, culminanti in un arco a sesto acuto. Sono le porte del morto; da queste porte venivano fatti passare esclusivamente i defunti, e poi venivano immediatamente rimurate. Un'antichissima credenza (alcuni pensano etrusca) vuole che la Morte uscisse di casa col defunto, e potesse rientrare solo dalla porta da cui era uscita. Da qui l'usanza di far passare i morti dalla porta e poi richiuderla subito e saldamente, affinché la Morte non tornasse a casa per prendersi qualcun altro.

     

    11/20/2006

    Il colore che hai in te.... Verde? Blu?

    VERDE
    Chi ama questo colore è una persona solo apparentemente dotata di realismo e tenacia, ma in realtà timida, insicura e bisognosa di gratificazione e riconoscimenti. Inoltre hai una personalità per cui ti riesce difficile esprimere i tuoi sentimenti e lasciarti andare, perche temi di mostrare i tuoi lati deboli.
     
    BLU
    Di natura estremamente generosa, sensibile e leale nei rapporti con gli altri, hai un grande bisogno di fedeltà e di stabilità. Queste tue necessita le porti e le vivi anche nell'amore e questo ti porta a non accontentarti e a non accettare compromessi affettivi.

    La vera gioia...


    LA VERA GIOIA

    La vera gioia nasce nella pace,
    la vera gioia non consuma il cuore,
    è come fuoco con il suo calore
    e dona vita quando il cuore muore,
    la vera gioia costruisce il mondo
    e porta luce nell'oscurità. 
       La vera gioia nasce dalla luce,
    che splende viva in un cuore puro,
    la verità sostiene la sua fiamma
    perciò non teme ombra né menzogna,
    la vera gioia libera il tuo cuore,
    ti rende canto nella libertà. 
       La vera gioia vola sopra il mondo
    ed il peccato non potrà fermarla,
    le sue ali splendono di grazia,
    dono di Cristo e della sua salvezza,
    e tutti unisce come in un abbraccio
    e tutti ama nella carità.  
     
     
      
     
    Da un gruppo amico. 

     

    11/18/2006

    La terra sta cambiando

    Siccità, malaria e pesci tropicali
    il clima in Italia sta già cambiando

    <B>Siccità, malaria e pesci tropicali<br>il clima in Italia sta già cambiando</B>

    La desertificazione è una conseguenza dei cambiamenti climatici che sta già colpendo l'Italia

    Quando si parla di cambiamenti climatici spesso si pensa alle catastrofiche conseguenze che avremo di fronte alla fine del secolo, ma i guai non arriveranno tutti insieme. L'aumento medio delle temperature (in Italia dal 1986 +0,4 gradi al nord e +0,7 al sud) sta già provocando un crescente numero di danni. Soprattutto nel nostro paese, delicata terra di confine tra due diversi ambienti climatici: la zona temperata a settentrione e quella subtropicale a meridione. Per questo è quanto mai urgente agire il più in fretta possibile per contrastare il fenomeno.

    A lanciare l'ennesimo allarme è stata oggi Legambiente, che in concomitanza con la conferenza internazionale sul clima in corso a Nairobi, ha voluto illustrare gli effetti già in atto. In Italia, ha ricordato il direttore generale dell'associazione ambientalista Francesco Ferrante, "arrivano malattie importate dall'Africa, animali e piante tropicali attaccano la nostra biodiversità, si intensificano alluvioni e siccità, compaiono le prime aree semi-desertiche". "In Europa - ha sottolineato ancora Ferrante - dovremmo essere i più pronti e reattivi nello sforzo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, che sono la causa principale di questi sconvolgimenti e che derivano in larga misura dalla combustione di petrolio e gas nell'industria, nel settore residenziale, nei trasporti e in particolare nel trasporto su gomma".

    I segnali non sono però incoraggianti. "Finora - ha ricordato ancora il direttore di Legambiente - siamo stati la 'maglia nera': dal 1990 le nostre emissioni di anidride carbonica dovrebbero ridursi del 6,5% entro il 2012, ad oggi sono cresciute di quasi il 15%. Serve una decisa conversione a U, il nostro appello al governo Prodi è di consolidare e potenziare nei prossimi mesi i positivi segni di svolta di questo inizio di legislatura". Legambiente ha quindi fornito un quadro dettagliato delle trasformazioni già in atto in Italia.

    Caldo anomalo. Il primo e più diretto danno sanitario prodotto dai mutamenti climatici è legato all'aumento della mortalità che si registra in occasione delle più acute ondate di calore. Nell'estate 2003, quando da luglio a settembre la temperatura ha superato di 4/5 gradi la media stagionale, in Italia si registrarono il 14,5% di decessi in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

    Torna la malaria. Va poi aggiunto il pericolo rappresentato dal ritorno di malattie che si ritenevano debellate e dall'arrivo di altre che in precedenza il nostro clima relativamente fresco teneva lontane. Il primo caso è quello della malaria. Nel 1970, l'Europa venne dichiarata dall'Oms area libera dalla malaria. Negli ultimi anni si è registrata una recrudescenza di casi autoctoni, per ora sporadici, concentrati in aree che fino a pochi decenni fa erano altamente malariche. Questo ha fatto ipotizzare che una stabilizzazione degli aumenti di temperatura potrebbe determinare anche nel nostro Paese una ripresa endemica della malaria.

    Nuove malattie. Per quanto riguarda le nuove patologie, sta invece rapidamente crescendo il numero di casi italiani di leishmaniosi viscerale umana, infezione trasmessa da piccolissimi insetti che per effetto dei mutamenti climatici prolungano i periodi di attività e colonizzano territori finora immuni. Fino al 1990 si registravano meno di 50 casi all'anno, dal 2000 i casi annuali sono più di 150.

    Anche il bestiame in pericolo. Anche nel campo delle patologie animali, i mutamenti climatici stanno importando in Italia malattie tipicamente africane: come la "lingua blu", infezione virale che colpisce tutti i ruminanti, presente dal 2000 in Sardegna, nel Lazio, in Toscana, in Basilicata, in Sicilia, in Calabria.

    Alluvioni e siccità. Negli ultimi sessant'anni l'Italia è stata colpita da sei grandi alluvioni autunnali: ben quattro concentrate negli ultimi quindici anni. Sei sono stati anche i periodi di grave siccità (meno di 360 mm di precipitazione media annua), quattro dei quali posteriori al 1990 (1993, 2000, 2001, 2003). L'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi è proprio una delle principali conseguenze attese dai mutamenti climatici.

    Desertificazione. In Italia sta arrivando il deserto. Si stima che negli ultimi vent'anni siano triplicati i fenomeni di inaridimento del suolo, legati alla cementificazione e all'eccessivo sfruttamento agricolo del suolo, al dissesto idrogeologico ma anche ai cambiamenti del clima: oggi oltre 10 milioni di ettari, pari a un terzo del territorio nazionale, sono a rischio desertificazione. Le regioni più colpite sono la Sardegna, la Sicilia e la Puglia, dove oltre l'80% del territorio è interessato dal problema, ma la desertificazione non risparmia nemmeno le regioni del centro-nord: in Emilia Romagna quasi 700 mila ettari sono in pericolo (31% del totale), in Piemonte 500 mila (19%).

    Pesci tropicali. Ormai il 20% delle specie di pesci presenti nel Mediterraneo è "importata". Con il riscaldamento delle acque, sono arrivate diverse nuove specie dal Mar Rosso, come il Pesce flauto e il Siganus luridus. Altre specie immigrate sono i barracuda Sphyraena chrisotaenia e Sphyraena flavicauda, vari tipi di ricciola, il granchio Percnon gippesi. Un altro fenomeno in crescita è il rapido spostamento verso nord degli areali di diffusione di specie indigene: per esempio l'Aguglia imperiale è sconfinata dai suoi mari tradizionali (Ionio, basso e medio Tirreno) fino al Mar Ligure.

    Il massimo della stupidità....

    Il massimo della stupidità si raggiunge non tanto ingannando gli altri ma
    sé stessi,........... sapendolo.
     Si può ingannare:
    tutti una volta,
    qualcuno qualche volta,
    mai tutti per sempre.
    John Fitzgerald Kennedy