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    4/24/2007

    La casa delle farfalle di Bordano (UD)

     

    Il Centro museale

    Comprende:

    • La “Casa delle Farfalle” : il museo vivente delle farfalle.

    • Il “Sentiero Entomologico“ : percorsi tra la natura del Monte San Simeone e il lago di Cavazzo.

    Nella “Casa delle Farfalle”
    Vive e libere di volare ……

    Nella “Casa delle Farfalle” ci sono dei bellissimi giardini esotici dove giornalmente si corteggiano, si nutrono sui fiori e si riproducono, oltre 400 tra le più belle farfalle del mondo. I grandi giardini con le farfalle tropicali sono tre: Amazzonico o neotropicale, Afro-tropicale e Indo-australiano. Questa caratteristica rende l’iniziativa originale, anche rispetto ad altre Case di tutto il mondo, che non separano le farfalle in base alla provenienza.

    All’interno della “Casa delle Farfalle” si possono vedere tutti gli stadi di sviluppo delle farfalle: uovo, bruco, crisalide e farfalla.

    Si possono osservare le differenze tra le farfalle diurne e quelle notturne, dette “falene”.

    Il visitatore può osservare dal vivo alcuni tra gli esempi più significativi di colorazioni aposematiche, terrifiche e trucchi adottati per la sopravvivenza, come il mimetismo Batesiano e Moelleriano e criptico.

    Osservare dal vivo significa rilevare il comportamento di questi insetti e poter quindi compiere studi di etologia. Per questi aspetti, le farfalle più studiate sono gli heliconidi Neotropicali, nei quali si è sviluppato un comportamento sociale complesso. Essi infatti, durante la giornata si disperdono nell’ambiente circostante, mentre alla sera si ritrovano, disponendosi a grappolo, nello stesso luogo, per dormire insieme.
    Ad alcune di queste farfalle, è valso il nome di “postini”, vista la loro capacità di ricordare l’ambiente e di ripercorrere con regolarità tragitti che vanno dal giaciglio notturno ai fiori, e quindi ai luoghi di aggregazione serali. 
       

    Il mondo della Casa delle Farfalle è certamente molto ampio ma altre specie, oltre a quelle citate, meritano una particolare menzione. Tra queste, le Idea, aggraziate farfalle bianche e nere, dotate del volo più leggero che esista; le grandi e sgargianti Morpho amazzoniche, dai colori blu cangianti; i Papilioni di tutto il mondo, che annoverano tra di essi specie coloratissime e caudate e altre note per la capacità di presentare femmine diverse fra loro per forma e colori; le fantastiche e mitiche Ornithoptere, le più grandi farfalle del mondo, con incredibili colorazioni, tutte protette dalle convenzioni internazionali sulla fauna selvatica.

    Le farfalle vivono in un ambiente realizzato apposta per loro. Questo però non è propriamente un giardino, o almeno non come si potrebbe generalmente intendere. Per i lepidotteri non vale il nostro senso estetico e, anche se la Casa delle Farfalle presenta specie vegetali che fanno bella mostra di sé e possiede angoli di natura degni dei migliori orti botanici, privilegiano spazi e ambienti utili alla loro vita. Per questo, qui si trovano piante con le foglie mangiate dai bruchi o che presentano segni di attacchi di parassiti, che normalmente non ci sono in orti botanici dove si fanno trattamenti antiparassitari. Nella Casa delle Farfalle questi trattamenti non sono ammessi: qui si privilegiano sistemi di controllo biologico naturale e si lascia che ogni pianta determini i propri spazi e modi di svilupparsi rispetto alle altre presenti.   

    Molte piante sono scelte perché producono fiori adatti alle farfalle, perché forniscono un particolare trespolo per la notte, perché utili per i comportamenti territoriali e nuziali o perché, più semplicemente, condizionano l’ambiente dal punto di vista delle situazioni di luce, ombra e umidità. E non mancano dei veri e propri "bar per le farfalle": fiori artificiali riforniti con dolce nettare in grande quantità!

    Anche il terreno, a tratti scoperto dalla vegetazione, diviene un elemento importantissimo per la sopravvivenza. Qui le farfalle trovano direttamente sali minerali essenziali per la loro vita. 
     

    4/22/2007

    Video musicale: PAZZA INTER, AMALA! - INTER campione d'talia.

    Video: amala, pazza Inter, amala!
    22 04 2007
    Il video della canzone ufficiale dell'Inter registrato dai giocatori dell'Inter.

     
     

    Inter Campione d'Italia
    22 04 2007
    L'Inter è Campione d'Italia. I nerazzurri vincono a Siena e ringraziano la Roma, sconfitta a Bergamo dall'Atalanta.

    INTER CAMPIONE D'ITALIA a 5 giornate dal termine:
     
    4/20/2007

    Bufo Bufo in Val Cavallina

     
     

     
    Periodo consigliato per la visita:
    la migrazione si verifica generalmente dai primi giorni di marzo sino a circa metà aprile.


    Ambiente:
    l'attività aumenta nelle serate piovose o umide, mentre si blocca in presenza di vento o di gelate


    Note:
    i rospi entrano in attività al crepuscolo e solitamente proseguono sino alle prime ore della notte

     

    Il Bufo bufo in Val Cavallina

    24060 Monasterolo del Castello (Bg)

    Interesse faunistico

    In Val Cavallina è presente la più grande popolazione di rospo comune in Lombardia e sicuramente tra le più numerose d’Italia e di rilievo a livello europeo. In Val Cavallina si contano più di 20.000 esemplari adulti, distribuiti prevalentemente sul versante idrografico sinistro del lago di Endine. L’eccezionale popolazione anfibia, composta da rospi, salamandre, rane e tritoni, rappresenta un elemento di grande pregio naturalistico per la valle.
    Il rospo comune, Bufo bufo, è un tipico anfibio senza coda, dotato di zampe che gli permettono di muoversi goffamente sulla terra ferma. È di costituzione robusta ed è ricoperto da una pela spessa e rugosa. La colorazione dorsale è di tonalità bruna e castana, sul ventre la pelle è di colore più chiaro. Si differenzia da latri rospi per la presenza di due grosse ghiandole a semiluna sul cranio. Gli occhi sono laterali con la pupilla orizzontale e l’iride di color rame. La bocca è priva di denti, utilizza la lingua per procurarsi il cibo.
    Il ciclo di vita annuale del rospo si divide in tre periodi, legati al cambio di stagione. In estate il rospo vaga tra boschi e prati in cerca di cibo; all’arrivo del primo freddo il rospo cerca rifugio nel suolo e cade in letargo. In primavera, il rospo si risveglia e cerca l’acqua per la riproduzione.
    Nella fase riproduttiva gli spostamenti assumono caratteristiche di una vera e propria migrazione di massa.

    In Val Cavallina questo fenomeno diventa un vero e proprio spettacolo naturale, difficilmente osservabile altrove. Tra marzo ed aprile di ogni anno, i rospi raggiungono in massa il lago di Gaiano ed il lago di Endine per l’accoppiamento. Soprattutto lungo la strada provinciale che collega Casazza, Monasterolo e Endine, transitano migliaia di rospi che, assieme a rane e tritoni raggiungono il canneto sulle rive del lago, dove le femmine depongo le uova che vengono fecondate dai maschi.
    Dato che purtroppo le rotte migratorie attraversano la strada provinciale, dal 1992 è attivo un intervento di difesa degli anfibi migranti, grazie al servizio di Guardie Ecologiche della Val Cavallina, dei volontari del WWF e dei tanti amanti della natura. I rospi, fermati al bordo della strada con delle barriere, vengono raccolti e trasportati sull’altro lato indenni.

    Tutti i coloro che desiderano osservare i rospi in migrazione devono ricordare alcuni semplici suggerimenti. L’attività aumenta nelle serate piovose o umide, mentre si blocca per il vento o le gelate. I rospi entrano in attività al crepuscolo e proseguono sino alle prime ore notturne.
    Le località migliori per osservare il fenomeno sono S. Felice al Lago e Pura, entrambe interessate dall’intervento di salvaguardia degli anfibi.
    È opportuno utilizzare il minor numero di auto possibili, premunirsi di un abbigliamento idoneo e portare impermeabile, stivali e pila. Per collaborare con i volontari è sufficiente dotarsi di un secchio, guanti in lattice chiedere le schede del censimento ai responsabili. Infatti i rospi vengono contati ed ogni volontario registra il numero dei rospi trasportati. Un’esperienza unica ed indimenticabile.

    Informazioni Comunità Montana Val Cavallina, Sevizio Guardie Ecologiche, tel. 035.810640

     

    Percorrendo la strada statale n° 42 (da Bergamo in direzione Lovere), dopo avere oltrepassato Casazza, imboccare sulla destra la strada che dopo 2 Km giunge nell’abitato del comune di Monasterolo del Castello.

    Clicca qui per vedere la cartina della Val Cavallina

     

     
    4/19/2007

    Vaprio d'Adda - Casa del custode delle acque.


     
     

    CASA DEL CUSTODE DELLE ACQUE Vaprio d'Adda (Lombardia)

    Un gruppo di amici qualche anno fa, ha liberato da rovi e sterpaglie questa casa. Riscoprendo un angolo di storia. Nel XVI sec. era denominata "Casa Regia" dove i mercanti vi pagavano i dazi per le mercanzie dirette a Milano, e dove il "camparo" aveva il compito di mantenere funzionante il sistema delle acque tra il Fiume Adda ed il Naviglio. Gli amici che l'hanno riscoperta hanno fondato un'associazione "Casa del custode delle acque". Per ridare valore e vita a questo luogo si organizzano mostre, stage, eventi musicali e quantaltro, ma serve tanta collaborazione. Qui fu ospite il pittore Van Wittel che dal giardino della casa, fece i disegni preparatori per le "Vedute di Vaprio". E' facile visitare la casa, si trova nel Comune di Vaprio d'Adda, tra le prov. di Mi. e Bg. tra il fiume Adda e il Naviglio.

    C'è anche un sito per cominciare a conoscerla: www.casacustodeacque.too.it
    Si rimane incantanti a sognare fasti passati, per tanti anni è stata dimenticata (volutamente?), tanti amici ora la stanno riscoprendo....grazie

    fonte: http://www.repubblica.it/speciale/2003/luoghicuore/2003/03/13/index5.html

    4/16/2007

    14-15 luglio 2007 Sondrio, Concorso artistico estemporaneo Tema "città delle alpi"

    concorso artistico città delle alpi
     
    Il comitato ScarpatettiArte, Il circolo Arci “Nuovo Portico” con il comune di Sondrio

    organizzano la decima edizione di ScarpatettiArte con abbinato il concorso denominato “Città delle alpi.”
    Il Concorso di pittura estemporaneo è stato inserito negli eventi e celebrazioni dedicati alle città delle alpi.
    La manifestazione avrà luogo sabato 14 e domenica 15 luglio 2007

    Una prima visone della manifestazione si può avere sul sito www.scarpatettiarte.it
     

    Altre informazioni sulle città delle alpi: http://www.cittaalpina.org/
    4/14/2007

    Una vettura di Formula 1 realizzata con la sabbia

    BOLIDI DI SABBIA
     
     
    BOLIDI DI SABBIA Una vettura di Formula 1 realizzata con la sabbia. L'opera si trova nei pressi del circuito del Bahrain, dove domenica si corre il terzo Gran Premio della stagione (Omega)
    Una vettura di Formula 1 realizzata con la sabbia. L'opera si trova nei pressi del circuito del Bahrain, dove domenica si corre il terzo Gran Premio della stagione (Omega)

     

    fonte: http://groups.msn.com/LINCANTESIMOdiEXCALIBUR

     

    Se solo si potesse tornare indietro


    Se solo si potesse

    tornare indietro

    nel tempo

    se solo si potessero

    cancellare gli sbagli

    fatti e subiti

    Se solo potessimo

    volgere lo sguardo

    in avanti

    non avere rimpianti

    non provare

    nessuna forma di

    dolore…

     

    Se solo riuscissimo

    a godere di tutto

    fino in fondo

    senza avere rimorsi

    di alcun genere…

    Se solo imparassimo

    ad accettare

    ciò che è stato e

    che mai più sarà….

    Se i se smettessero

    di esistere

    forse riusciremmo

    a vivere il presente

    decentemente….

    (dal web)

     
     

    FONDO GAVIOTA LIBERTAD 

    RESPETAR AUTORIA SI DESEAS

    UTILIZARLO

    fonte: http://groups.msn.com/LATERRASARDA

    La MONONUCLEOSI detta anche "Malattia del bacio"

    Mononucleosi

    Copyright by THEA 2004-2006

     

    La mononucleosi è una malattia febbrile causata dal virus di Epstein-Barr (EBV), appartenente alla famiglia degli Herpes virus. Il nome deriva dal fatto che la malattia causa un aumento dei globuli bianchi, in particolare delle cellule mononucleate. Diffusa soprattutto fra i giovani, può essere contratta in qualsiasi ambiente affollato, essendo estremamente contagiosa; il contagio avviene attraverso la saliva (è detta anche malattia del bacio) e le urine. Il periodo di incubazione varia fra 30 e 50 giorni.

    MononucleosiSpesso il contagio decorre in maniera asintomatica e può essere confusa con altre patologie (come la tonsillite), essendo il sintomo principale rappresentato dalla stanchezza; solo in una minoranza di casi si manifesta con l'ingrossamento dei linfonodi del collo, della nuca, delle ascelle e dell'inguine, mal di gola intenso (a volte con le tonsille ricoperte di muco verdastro), febbre elevata e prolungata (anche due settimane), astenia, esantema (in un paziente su dieci), lieve ingrossamento della milza. Poiché l'origine è virale, gli antibiotici sono sconsigliati (anzi in pazienti sottoposti a trattamento con ampicillina possono comparire chiazze rosate in tutto il corpo), come pure i cortisonici poiché abbassano l'efficienza dei globuli bianchi che svolgono un ruolo importante nella patologia. Sconsigliato pure l'impiego di acido acetilsalicilico (la normale aspirina) per il rischio di sindrome di Reye, una grave forma di encefalopatia acuta. Il decorso è variabile e può andare da dieci a oltre sessanta giorni. Normalmente l'infezione si risolve da sola; per i casi più gravi è possibile impiegare antivirali dell'ultima generazione (aciclovir).

    Mononucleosi e sport - Poiché in molti casi la malattia è asintomatica, nei giovani la mononucleosi può essere responsabile di periodi di scarsa forma difficilmente spiegabili. Poiché è interessata anche la milza, in alcuni sport, in caso di trauma addominale, può verificarsi la rottura della stessa.
    Mononucleosi e gravidanza - Pur essendo un'infezione acuta, a differenze di altre malattie contraibili dalle gestanti, la mononucleosi non costituisce un pericolo per la futura mamma o il bambino, non induce l'aborto e non è ritenuta responsabile di possibili malformazioni del feto.

     

    La diagnosi della mononucleosi

     

    Mononucleosi: virus Epstein-BarrLa diagnosi certa si ottiene verificando l'aumento dei globuli bianchi e la presenza di anticorpi al virus di Epstein-Barr. Il virus della mononucleosi è estremamente diffuso e il 90% circa degli adulti ne è venuto in contatto e si è immunizzato. 
    Il test diagnostico più semplice è il monotest, cioè la ricerca di anticorpi eterofili (in grado di agglutinare i globuli rossi di pecora) che compaiono nel 95% dei casi di infezione da
    virus di Epstein-Barr
    . Il monotest è rapido e poco costoso, ma per la mononucleosi non è però specifico al 100%. Perciò è opportuno ricorrere alla ricerca di anticorpi specificamente rivolti contro alcune proteine (antigeni) dell’EBV, come l’EA (early antigens), il VCA (viral capsid antigens) e l’ EBNA (Epstein-Barr nuclear antigens). Il decorso della mononucleosi - Normalmente l'infezione si risolve da sola in modo benigno nel giro di otto settimane; per i casi più gravi è possibile impiegare antivirali dell'ultima generazione (aciclovir).
     

    Conseguenze e complicanze

     

    Dopo l'infezione, il virus di Epstein-Barr stabilisce un'infezione latente, che permane e può riattivarsi periodicamente. Altre conseguenze più spiacevoli della mononucleosi sono state scoperte solo recentemente. In alcuni individui (soprattutto di sesso femminile) permane un'alterazione degli equilibri endocrini che porta a uno stato di stanchezza persistente, la sindrome da stanchezza cronica, una vera e propria patologia, spesso invalidante. Per evitare facili allarmismi e la possibilità di confondere un periodo di stanchezza successivo alla mononucleosi con l'instaurarsi di una nuova condizione patologica, la sindrome da stanchezza cronica (CFS, Chronic Fatigue Syndrome) è ormai facilmente riconoscibile in centri specializzati (per esempio il soggetto presenta un'alta dolorabilità di punti ben precisi).
    Complicanze più gravi - Nei casi di immunosoppressione, sia essa congenita o acquisita in seguito ad altre malattie o trattamenti clinici, l'infezione del virus di Epstein-Barr può portare a gravi casi di infezioni croniche e neoplasie ai linfonodi. La ricerca medica si sta concentrando sulla possibile relazione tra tumori e altre malattie (come la sclerosi o l'AIDS) e l'infezione da virus di Epstein-Barr.

    4/12/2007

    oggi iniziano le prevendine per Concerto POLICE a TORINO del 2/10/2007

    Police di nuovo insieme in tour

    Il 2 ottobre a Torino per l'unica data italiana

    Sono state annunciate le date del tour europeo dei Police.
    Sting & Co. saranno in Italia il 2 ottobre per un' unica data a Torino allo Stadio delle Alpi.
    Le prevendite iniziano giovedi' 12 aprile alle 10, per i fan iscritti al sito del Fan Club virtuale fondato in occasione del tour. Tutti gli altri dovranno aspettare fino al 17 aprile alle 9 e sarà il caso di affrettarsi perché i biglietti di certo andranno a ruba.

    Lo storico trio debutterà sul vecchio continente il 29 agosto, al Globe Arena di Stoccolma. Seguiranno 2 date in Inghilterra - il 4 settembre a Birmingham e l'8 Twickenham Stadium di Londra - per poi passare l'11 settembre ad Amburgo, il 13 ad Amsterdam, il 16 a Praga, il 19 a Vienna, il 22 a Monaco, il 27 a Barcellona, il 29 a Parigi. Il 13 ottobre i Police suoneranno a Dusseldorf, il 15 a Manchester e il 19 a Cardiff, per poi continuare con altri concerti in Svizzera, Belgio e Danimarca.

    La tournée avrà inizio il 28 maggio a Vancouver, in Canada. La prima apparizione della band riunita è stata quella che ha aperto la 49esima edizione dei
    Grammy Awards lo scorso 11 febbraio.

    I Police, fondati nel 1977, si sono divisi nel 1984 e da allora Sting, Stewart Copeland e Andy Summers hanno seguito carriere separate. L'ultimo tour insieme risale a più di 20 anni fa, se si esclude un'apparizione lampo nel 2003 per la Rock and Roll Hall of Fame.

    fonte: http://musica.alice.it/gallery/police_reunion.html?pmk=hpstr3_4

     

    4/7/2007

    "pose" curiose: Mi porti a fare un .... volo?

    MI PORTI A SPASSO ?
     
     
    MI PORTO A SPASSO?  Un pappagallino verde vuole farsi un giro sulla groppa di un altro inquilino dello zoo di Belgrado (Sasa Stankovic/Epa)
     
    Un pappagallino verde vuole farsi un giro sulla groppa di un altro inquilino dello zoo di Belgrado (Sasa Stankovic/Epa)

    dal gruppo: http://groups.msn.com/LINCANTESIMOdiEXCALIBUR'
     

    Louis Vuitton Cup


    + 39
     
    +39 DISALBERA  Grave danno per +39 Challenge. Nel corso della terza regata di flotta dell’Act 13 della Louis Vuitton Cup, a Valencia, il team italiano ha subito la rottura dell’albero di Ita85, spezzato "a circa 10 metri d’altezza dalla coperta" in prossimità della seconda boa di bolina. Lo riferisce il sito ufficiale della Coppa America. La barca danneggiata è la più recente delle due portate a Valencia dal sindacato appoggiato dal Circolo Vela lombardo di Gargnano.  L'albero si è spezzato a metà dopo una collisione con i tedeschi di United Internet Germany, anch'essi ritiratisi dalla regata. (ANSA)
    Grave danno per +39 Challenge. Nel corso della terza regata di flotta dell’Act 13 della Louis Vuitton Cup, a Valencia, il team italiano ha subito la rottura dell’albero di Ita85, spezzato "a circa 10 metri d’altezza dalla coperta" in prossimità della seconda boa di bolina. Lo riferisce il sito ufficiale della Coppa America. La barca danneggiata è la più recente delle due portate a Valencia dal sindacato appoggiato dal Circolo Vela lombardo di Gargnano. L'albero si è spezzato a metà dopo una collisione con i tedeschi di United Internet Germany, anch'essi ritiratisi dalla regata. (ANSA)
     

    L'olandese Volante

     

     L'OLANDESE VOLANTE

    Tra tutte le leggende marinare nessuna è più inquietante ed allo stesso tempo affascinante di quella dell'Olandese Volante.
    La leggenda si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un vero lupo di mare, Hendrik Vanderdecker che nell'anno del Signore 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi.
    Per contratto, avrebbe dovuto riportare in patria un carico di merci per conto della compagnia che possedeva la nave, ma Vanderdecker, non senza malizia, aveva stimato di poter acquistare anche altre mercanzie per suo conto, in modo da rivenderle ed arricchirsi senza dover nulla dividere con la compagnia che gli dava lavoro.
    La nave, secondo la leggenda, fu investita durante la traversata da un formidabile uragano tropicale, ed il capitano tentò ogni possibile manovra per farla procedere.
    Contro ogni precauzione, il capitano affrontò la tempesta come se si trattasse di una sua sfida personale, anzi, davanti ai suoi ufficiali, giurò che avrebbe sfidato la sorte e doppiato il Capo di Buona Speranza.
    Ciò provocò il terrore tra i marinai, che ammonirono Vanderdecker per un comportamento che andava contro ogni regola, e che metteva in pericolo la vita di tutti e lo supplicarono, nel nome di Dio, di abbandonare i suoi folli propositi ed attendere il placarsi della tempesta.
    Nulla, però, poté fermarlo, e la nave, in preda alla furia del mare, fu presto sopraffatta, si spezzò in due tronconi e tutti i suoi occupanti perirono tra i marosi.
    Per punizione, Vanderdecker fu condannato ad espiare la grave responsabilità della morte di tutto il suo equipaggio governando la sua nave fino al giorno del Giudizio.
    La leggenda, come si vede, è suggestiva e romantica, ma molti testimoni la prendono davvero sul serio, e giurano che non si tratta, tutto sommato, di una pura e semplice storia da focolare.
    Nell'anno 1835 il comandante e l'equipaggio di una nave inglese avvistarono, durante un fortunale, un vascello che "…si avvicinava attraverso l'infuriare della tempesta, con tutte le vele spiegate". Il comandante ordinò immediatamente di segnalare la loro presenza, poiché il veliero, a velocità incredibile, si avvicinava alla fiancata, rischiando un rovinoso quanto mortale impatto. Poi, improvvisamente, quando ormai era giunto ad una distanza pericolosamente breve, scomparve nel nulla, lasciando sbigottiti tutti i presenti.
    Nel 1881, la nave inglese Baccante, un legno di classe mercantile, perse un uomo in mare. Il rapporto ufficiale che fu stilato in merito all'episodio ha dello sconcertante:
    "Meyers, marinaio, affogato tra i flutti nonostante fosse stato fatto ogni sforzo per porlo in salvo. Caduto in mare dopo aver avvistato un singolare vascello che, sebbene avesse le vele ridotte a brandelli, seguiva la nostra identica rotta fino a portarsi pericolosamente in poppavia."
    Un altro più "recente" avvistamento dell'Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo, un giornale locale, riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave e si soffermò sui particolari della visione facendo notare come il vascello avvistato aveva tutte le vele a brandelli e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti.
    Alcuni studiosi, hanno spiegato l'avvistamento collettivo di Glencairn come un miraggio. Ma tuttavia, questa spiegazione non ha suscitato molta convinzione, anche se rientra nel novero delle probabilità, perché sarebbe stato difficile per i bagnanti di Glencairn immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in maniera così particolareggiata, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno!

      

    Dal blog: http://mistero-e-magia.spaces.live.com

    Teschio di cristallo

     

    Il Teschio di Cristallo

     

     

    Delle dimensioni di un cranio umano, un teschio "vivente".

    è stato ritrovato da Frederick Mike Mitchell-Hedges, durante una esplorazione in Belize, nella città maya di Labaanatum; nel 1964 il teschio passa nelle mani di Frank Dorland, esperto di cristalli, che esegue dei test presso i laboratori della Hewlett-Packard a Santa Clara in California.

    Cosa emerge: il teschio è stato scolpito lungo l'asse principale del cristallo. Si tratta di una tecnica estremamente avanzata, che utilizza l'asse di simmetria e che diminuisce notevolmente il rischio di frantumazione del pezzo. Il teschio cambia di colore, sensazioni di caldo e freddo si avvertono toccando il quarzo.

    Secondo Dorland "... il cristallo stimola una parte sconosciuta del cervello, aprendo una porta psichica sull'assoluto". In una dichiarazione alla stampa, lo studioso rivela: "... i cristalli emettono continuamente onde elettromagnetiche; dal momento che il cervello fa la stessa cosa, è naturale che vi sia interazione".

     

     

    Già nell'antichità al cristallo venivano riconosciute proprietà spirituali; questo stesso minerale affascinò anche le culture antiche: i greci lo chiamavano Crystallos, o “ghiaccio chiaro”. In Egitto, fin dal 4000 a.C., le fronti dei defunti venivano adornate con un “terzo occhio” di quarzo cristallino per permettere all’anima di vedere la strada per l’eternità.

    Tradizionalmente, il materiale preferito da veggenti e sensitivi per le loro sfere è il cristallo di rocca purissimo.

    L’oggetto più straordinario che si conosca, composto da questo materiale, è il cosiddetto Teschio di Cristallo scoperto da Mitchell-Hodges, la cui origine è variamente attribuita: Atzechi, Maya o addirittura ai mitici abitanti di Atlantide.

    Anche il suo rinvenimento fu molto controverso ed è stato al centro di diversi dibattiti: secondo certe fonti, fu trovato nel 1927 da una diciassettenne, Anna, figlia adottiva dell’avventuriero e vagabondo F.A. Mitchell-Hodges, mentre scavava fra le rovine di Lubaantun, la “Città delle pietre cadute”, nelle giungle dell’Honduras britannico.

     

    Dopo tre anni di scavi nell’antico sito archeologico Maya, Anna portò alla luce il teschio di cristallo di rocca, a grandezza naturale, che giaceva fra le macerie di un altare e di un muro attiguo; una mandibola appartenente allo stesso manufatto venne ritrovata a circa otto metri di distanza tre mesi dopo.

     

     

    La squadra di Mitchell-Hodges eseguì estesi scavi nella zona e diede un enorme contributo al nostro attuale patrimonio di reperti e conoscenze sulla civiltà precolombiana del Nuovo Mondo.

    Mitchell-Hodges era anche noto come un fervente assertore della veridicità della leggenda di Atlantide; fu anzi in primo luogo la convinzione che fosse possibile confermare l’esistenza di una connessione fra le civiltà di Atlantide e dei Maya a spingerlo a sfidare le giungle dell’America centrale.

    Il cristallo di rocca, purtroppo, non può essere datato con i sistemi convenzionali; tuttavia i laboratori Hewlett-Packard, che studiarono il misterioso cranio, hanno stimato che il suo completamento avrebbe richiesto un minimo di trecento anni di lavoro a una serie di artigiani dotati, inoltre, di enorme talento. In termini di durezza questo tipo di cristallo è solo leggermente inferiore al diamante.

    Perché questo pezzo di pietra, tra l’altro non originario del posto, era considerato di un tale valore che il popolo che lo lavorò - quale che fosse - impiegò più di tre secoli per levigarlo pazientemente?

    Il mistero del teschio di cristallo si infittì ancor di più quando fu ritrovata la parte inferiore e quando, unendo i due pezzi, si vide che la mandibola si articolava col resto del teschio, creando l’effetto di un cranio umano che apre e chiude la bocca.

    è possibile che il teschio fosse manovrato in tal modo dai sacerdoti del tempio e che fosse usato come oracolo e strumento di divinazione. Si racconta che il lobo frontale del teschio a volte si appanni, acquistando una tinta lattiginosa; altre volte esso emette un’aura spettrale simile all’alone della luna: queste manifestazioni potrebbero essere il frutto di una fantasia sovreccitata, oppure stimolata dal potere intrinseco del cranio stesso.

    Di fatto coloro che hanno avuto contatti prolungati nel tempo col teschio riferiscono di esperienze sensoriali inquietanti che comprendono suoni ed odori eterei, fino ad arrivare all’apparizione di spettri ...

    L’impatto visivo del teschio è, sicuramente, ipnotico anche per uno scettico.

    Quali che siano le sue proprietà, a ogni modo, non sembra proprio che chi lo possieda venga colpito da maledizioni, anzi: Mitchell-Hodges, che non si staccò dal teschio per più di trenta anni, è scampato a tre accoltellamenti e ad otto ferite d’arma da fuoco!

    Prima di morire, il 12 giugno 1949, lasciò scritto nel suo testamento che il teschio doveva essere assolutamente consegnato alla figlia adottiva, che lo aveva trovato.

     

    4/6/2007

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    Velosolex ritorna dopo 60 anni... è elettrico e "veste"Pininfarina

    Costa 1100 euro, è stato ridisegnato da Pininfarina nel pieno rispetto
    dello stile del vecchio modello: dove c'era la trasmissione a rullo ora ci sono le batterie

    Dopo 60 anni torna il Velosolex
    E' elettrico: 1 euro per 1000 km

    di VINCENZO BORGOMEO




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    Torna il Velosolex, e non si tratta della solita "operazione nostalgia": il modello appena presentato al salone della moto di Lione è sì una riedizione del capolavoro di 60 anni fa, ma pieno di idee. A partire dal nome, ribattezzato in E-Solex: qui, nel pieno rispetto dello storico numero uno (stessa ciclista da bicicletta e design) c'è un modernissimo motore elettrico e, soprattutto il disegno è di Pininfarina.

    Il primo era tutto nero, sottile come una bici e un po' bruttino, ma era il 1946 e i due inventori Marcel Mennesson e Maurice Goudard lanciarono un mito: fu prodotto in milioni di esemplari e resistette anche all'invasione dei ciclomotori italiani, della Vespa e degli scooter giapponesi. Poi negli anni Ottanta e Novanta l'oblio, fino al 2004, quando il gruppo Cible, francese ovviamente, rileva il marchio e inizia il rilancio. Realizza tanti prototipi e poi si rivolge a Pininfarina per lo stile.

    Inutile dirlo che a Torino realizzano un piccolo capolavoro: design minimalista con una strumentazione che sembra sospesa nel vuoto e vere furbizie. A partire dall'alloggiamento delle batterie: sono sul telaio e nel bauletto dove c'era il motore a rullo ora c'è un vano portaoggetti. Il nuovo E-Solex ha infatti il propulsore elettrico nascosto nel tamburo della ruota posteriore.

    Due le marce disponibili, la prima consente una velocità massima di 35 km/h e un'autonomia di 2 ore e 15 o 60 km, la seconda arriva solo a 22 km/h ma regala un funzionamento di 1 ora e 30 o 45 km. In tutti i casi con circa 1 euro si fanno qualcosa come 1000 km.

    Le idee però non finiscono qui: le batterie sono nascoste nel vecchio bauletto dove prima c'era la trasmissione a rullo (il motore elettrico è nel tamburo della ruota posteriore), si possono smontare per caricarle facilmente a casa, mentre tutto l'E-Solex è un capolavoro di tecnologia: pesa solo 40 kg, ha il freno a disco, un piccolo computer di bordo e costa 1100 euro. Le batterie pesano 5 kg, sono agli ioni di litio e si ricaricano completamente in 8 ore, ma in 4 ore sono già al 70%. E durano per 700 ricariche complete.

    L'E-Solex è in vendita solo in Francia, per ora, ma essendo una bicicletta non immatricolata si può esportare liberamente in tutta Europa. Per saperne di più ci si può rivolgere al Groupe CIBLE - Solex 99 Avenue de Champs-Elysées - 75008 Paris.
    (12 febbraio 2007)

    Libri: il lupo bianco di David Gemmell

    Stanotte, mio marito, in sogno, ha visto la testa di un grande lupo bianco, grandi occhi che lo osservano... severi.
    Sarà un "segno" propizio....
    conoscendolo, credo proprio che sia così, perchè lui adora e stima i lupi.
     
     
     
    ... Il lupo bianco
    Il lupo bianco. La saga dei Drenai
    La lunga saga dei Drenai prosegue con questo romanzo (che però costituisce un’opera a sé) arrivato in questi giorni in libreria. L’autore, David Gemmell, ha raccolto un vasto consenso con questa saga e con il bellissimo ciclo dei Sipstrassi

    Questo nuovo romanzo si inserisce nella saga dei Drenai ed è ambientato negli anni immediatamente precedenti il primo capitolo, La leggenda dei Drenai, pur costituendo un'opera a sé.

    A Skepthia, una piccola cittadina della nazione tantriana, un misterioso individuo si erge da solo in difesa dei monaci di un convento, minacciati da una folla in rivolta. La notizia si diffonde in tutte le nazioni orientali, poiché quest'individuo altri non è che Skilgannon il Dannato, l'ex campione e generale della spietata regina Incantatrice. Dopo avere guidato tre anni prima il massacro di tutti i cittadini di Perapolis, il Dannato era fuggito in preda ai sensi di colpa, portando con sé le Spade del Giorno e della Notte, un prezioso artefatto ricevuto in dono dalla regina stessa.

    In un disperato tentativo di redenzione, inseguito da nemici umani e creature metà uomo e metà bestia frutto di un'antica magia, Skilgannon inizia la ricerca di un tempio misterioso. Nel suo viaggio dovrà affrontare un antico e letale nemico ritornato dal passato per ucciderlo: ma non sarà solo in questa impresa, poiché con lui viaggia Druss la Leggenda...

     

    Il lupo bianco

    David Gemmell (White Wolfe: A Novel of Druss The Legend, 2003) - Il lupo bianco. La saga dei Drenai

    Traduzione: Fabio Grano,

    Fanucci Editore, collana Immaginario Fantasy, pag. 415

    Data di Pubblicazione: 2005

     
    Autore: Pino Cottogni - Data: 6 aprile 2005
     

    Un gesto di pace....

    __._,_.___
    Io sono ormai anni e anni anni che mi rifiuto di mangiare agnelli e capretti...
    anche il papa ha lanciato proprio oggi il messaggio ... lasciamoli vivere.
    4/3/2007

    "Senza d'infinito pensare" di Ary

    candle-sachiko.jpg
     
    Senza d’infinito pensare
     
    Se chiudo gli occhi
    Odo grida di dolore di una farfalla persa
    vedo alberi dalle folte chiome
    e rami protesi come
    lunghe dita ad afferrare il cielo
    e nei viali del cosmo
    il sole illumine i fiori dell’ignoto

    Sembrano le Parole volare
    come carta velina
     su dei monti le cime.

    Senza d’infinito pensare
    tuffandosi nell’azzurro del domani,
    sfuggendo al ghermire del male
    re dei sogni,
    ché nelle onde sue vorrei morire

    U
    na carezza accogliermi saprà
    lasciando che il nero del tempo
    con l’anima giochi
    nell’assoluto del nucleo,
    che si contorce in fontana di cobalto,
    giocando con le spire d’argilla.

    E’ avvolto di rame il rocchetto 
    immobile la brina
    immemore giostra di cavalli finti,
    è schiava del gelo ignorante

    Se nebbia offuscherà dei fantocci il cuore
    se vento disperderà del silenzio il rumore

    se fuoco brucierà puttane le parole
    il lago di zolfo lascerà l’anima


    Ary 
     
    3/4/2007

    Valle Camonica - Bienno (BS) antico borgo dei magli

     
     
    Valle Camonica: i paesi - BIENNO
     
    IL NOME: Bienno (Bién) - Boenno (sec. XII) - Buenno (sec. XIII): il nome "Bienno" potrebbe derivare da un nome gentilizio di origine romana "Biennius". Proprio a Bienno infatti è stata scoperta una lapide tronca sul cui margine laterale si può leggere "ienni" e "ennus": questo porta alla provata deduzione che sull'altra parte (quella mancate) fosse presente una "B". Ma Bienno potrebbe anche, etimologicamente avere avuto origine da una voce del basso latino: "biennium" che identificava quei canali artificiali (di solito in legno o, in epoca successiva e più vicina a noi, in pietra e muratura) che portavano l'acqua alle ruote dei molini. Va ricordato che Bienno, fin da epoca antica, era particolarmente ricco di questi canali, che portavano acqua (e dunque energia) per le sue numerose fucine con i possenti magli per la lavorazione dei metalli ferrosi. Queste officine sono rimaste operose e attive, anche nel centro abitato, fino a non molti anni fa. Un'ultima ipotesi per dare una derivazione toponomastica a Bienno è fare riferimento al nome personale "Biena", nome abbastanza diffuso nel patriziato Etrusco in epoca pre-romana.
     
    DA VISITARE:
    Come detto nel paragrafo precedente, della storia di Bienno, molti sono gli edifici civili e religiosi degni di menzione come le Torri medievali: Avanzini, Morandini, Rizzieri. La costruzione di queste opere, sorte a difesa delle famiglie più importanti del paese e dei loro beni, forse risalirebbero addirittura a prima del 1400. Come già accennato precedentemente si trovano tutte concentrate nell'antico nucleo medieoevale del paese che prende il nome significativo di "Castello".
    Il Palazzo Simonini-Fè d’Ostiani, ora scuola materna, è composto da due distinti spazi costruttivi: un primo corpo, quello più antico, risalente al 1500, ha una grande cucina con camino, al secondo piano si caratterizza con un grande salone affrescato e anch’esso è dominato da un bel camino. Un secondo corpo fu ampliato nel 1800: le caratteristiche architettoniche sono state riprese seguendo i parametri del primo stralcio (del 1500) ed è caratterizzato dalla sua notevole mole esteriore che lo rende imponente.
    Il Palazzo Francesconi Rabajoli, in via San Benedetto, è formato da due case signorili contigue e formanti un corpo unico, risalenti al 1500. Degni di menzione sono gli interni, una loggetta e degli affreschi attribuiti al Fiamminghino.
    Altre abitazioni signorili sono ubicate in via di Mezzo: casa Panteghini, in via Contrizio: casa Bettoni-Morandini (notevoli il porticato e una loggia formata da cinque piccole campate), in via Luzzana Superiore: casa Franzoni, in via San Benedetto: casa Rizzieri-Pedretti e in via Re: casa Bonaldi-Vezzoli: quest'ultima dovrebbe essere la più antica tra queste dimore signorili del centro strorico e la sua origine risale sicuramente al medioevo.
    La Fucina attiva (solo con guida): è la testimonianza concreta della tradizione e della fatica dei camuni che fin dall’antichità si sono dedicati alla forgiatura del ferro. Da seguire con attenzione la dimostrazione che si concretizza con la spettacolare ed unica coordinazione tra i pesanti colpi del maglio e l’abilità del maister: da questa unione il ferro amorfo ha sempre assunto una forma ben precisa.
    Il Mulino: è ancora in funzione questo antico mulino ad acqua, risalente al 1400. Sono state mantenute con fedeltà e precisione le caratteristiche architettoniche del tempo in cui fu edificato ed entrò in funzione: il soffitto ad involto e il pavimento in ciotolato. All’interno le macine con il loro lento e perpetuo moto creano quell’atmosfera irreale del tempo passato, coprendo ogni cosa con un sottile manto di impalpabile farina.
    Il Museo Etnografico del Ferro: è stato concepito per ricordare la tenacia, l’ingegnosità e il lavoro dei fabbri biennesi. Era una fucina "cavadora" dove venivano forgiati secchi e padelle. Il maglio è preparato per questa lavorazione con una bocca cilindrica. All’interno vi sono pannelli esplicativi che ricordano la ferrarezza.
    La Chiesa di Santa Maria Annunciata è un interessante esempio di architettura gotico-rinascimentale costruita su un preesistente luogo di antichissimo culto pagano. La facciata è arricchita da un bel portale a sesto acuto in marmo di Vezza d’Oglio rifinito in pietra Simona. L’interno è interamente affrescato dal Romanino (Lo Sposalizio della Vergine e La presentazione di Maria al Tempio) e da Pietro da Cemmo e da altri pittori della sua scuola.
    La Chiesa Parrocchiale anche questo edificio è sorto su una preesistente costruzione, forse una fortificazione militare, come testimonia la torre merlata, trasformata poi in campanile. Sulla facciata principale spicca il grande portale in Arenaria ornato da colonne con capitelli corinzi ai cui lati si trovano due nicchie che ospitano le statue dei patroni SS. Faustino e Giovita. Queste statue, di pregevole fattura, sono attribuite al Simoni. All’interno sono visibili degli affreschi del Fiamminghino. Sono ben sei le piccole cappelle laterali che sono chiuse da belle cancellate in ferro battuto opera dei maestri del ferro biennesi del 1600.
    Il
    Santuario di Cristo Re è un imponente monumento sorto in ringraziamento per la fine della prima guerra mondiale. È situato sul colle della Maddalena da cui si domina tutta bassa Valle Camonica e i paesi sottostanti. La statua del Cristo raggiunge un’altezza di metri 10,30 con un’apertura braccia di metri 8. Venne costruita da Timo Bortolotti in bronzo e rame e coperta da 5 kg. di oro zecchino. I lavoratori iniziarono nel 1929 e terminarono nel 1931.
    Il Santuario di Santa Maria Maddalena è a cavallo del Colle di Cristo Re e risale al 1400. Contiene affreschi cinquecenteschi e, nella cappella del Santo Sepolcro a fianco della chiesa, un gruppo di statue lignee, opera di Beniamino Simoni, così come il Crocifisso di un’altra cappella. Nella cappella della Piscina statue lignee del primo 1500 ed affreschi, del 1516, attribuiti al Maestro di Nave.
    La chiesetta di San Pietro in Vincoli: è un piccolo tempio campestre e sembra che un tempo servisse da ospizio grazie al portico posto davanti all’edificio. Chiamata anche San Pietro Zucco perché nata come torre di avvistamento venne mozzata (zuccata).
    La Chiesetta di San Defendete fu edificata nel 1400. Conteneva quella "Madonna con Bambino fra i Santi Carlo e Defendente" che è attribuita a Palma il Giovane, attualmente questo bel dipinto è conservato nella casa parrocchiale.
    L'
    Eremo dei Santi Pietro e Paolo, la cui prima pietra sarebbe stata posta, secondo la tradizione, da Sant’Antonio da Padova nel 1230. L’eremo, che raggiunse particolare splendore nel 1600, fu soppresso sotto Venezia nel 1768 e dal 1964 è stato riportato agli antichi parametri rispettando le strutture originarie, come il chiostro con al centro la grande cisterna. In una sala si conservano affreschi quattrocenteschi provenienti forse dall’antico refettorio.
     
    ....Con un tour organizzato, denominato "La Valle dei Magli", è stato predisposto un interessante percorso tra le antiche "officine" del ferro in cui si può ancora ammirare la lavorazione del materiale sotto i possenti magli mossi dalle grandi ruote dei mulini ad acqua. Ai nostri giorni (1999) sono ancora in molti a ricordare come fino a non molto tempo fa risuonava in tutta la zona il sordo e intervallato rumore dei magli che per secoli è stato l'accompagnamento sonoro della lunga storia di questo industrioso paese e questi "tonfi" cadenzati sono rimasti indelebile colonna sonora (nell'identificare Bienno nei miei ricordi personali) anche per il sottoscritto quando, da bambino, negli anni 50 e 60, andavo a trovare mio padre che lavorava in banca a Bienno.

    I Paesi e le Località della Valle Camonica

    Cartina Interattiva della Valle Camonica
     http://www.intercam.it/valcam/paesi/paesi.htm

    http://www.intercam.it/tomo/album/paese/bienno.htm


     

     

     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     

    Tolkien: reazionario o progressista?

     

    Dal blog: http://nessunaresa.splinder.com/ - Archivio 2004

    Tolkien: reazionario o progressista?

    Riporto di seguito due belle interviste a cura di Alessandro Gnocchi pubblicate qualche anno fa: nov.2004  su 'Libero'. La prima è stata fatta al mitico Gianfranco de Turris, uno dei massimi esperti di letteratura fantastica. La seconda all'amico Paolo Paron, Presidente e fondatore della Società Italiana Tolkieniana. Le illustrazioni sono dei fratelli Hildebrant.

     
    Il fantastico, da ghetto della destra a irresistibile fenomeno di massa.

    La letteratura fantastica è stata in Italia motivo di scontro politico più che di confronto critico. Esemplare il caso di Tolkien. Mentre i giovani di destra organizzavano “ Campi Hobbit”, raduni che devono il nome ai protagonisti del “ Signore delgi Anelli”, quelli di sinistra accusavano Tolkien di essere reazionario e antidemocratico. Oggi la sinistra riscopre lo scirttore inglese ( ci voleva un film di successo...) e accusa la destra di essersi appropriata indebitamente di un autore privo di connotazioni politiche. La polemica è tutt’altro che sopita, anzi, di tanto in tanto si rinfocola. “ Libero” ha chiesto un opinione, su questo e altri temi, a Gianfranco de Turris, tra i massimi esperti italiani di letteratura di genere. De Turris ha curato le edizioni italiane di “ Vita di J. R. R. Tolkien” di H. Carpenter ( Ares, 1982) e “ Il medioevo e il fantastico”, una raccolta di fondamentali saggi ( Bompiani, 2003) di Tolkien . Ha dedicato vari saggi alla letteratura fantastica, incluso l’ultimo “ Segni dei tempi” ( Controcorrente, 2004). Ha ancora senso parlare di “ letteratura di genere” oggi che Tolkien (fantasy), William Gibson (fantascienza), James Ellroy ( noir) sono comunemente accettati come autori di serie A? « Almeno dal 1997, in occasione del 45mo anniversario di Urania, sostengo che le collane di narrativa “ di genere” sono in crisi proprio perché gli autori più prestigiosi delle sue varie espressioni ( fantascienza, fantastico, orrore, ma anche poliziesco e spionaggio) sono approdati alle collane più generali o generiche o generaliste, senza alcuna etichetta, venendo apprezzati dal lettore cosiddetto comune, e non quindi dallo specifico appassionato. Il che suscitò le ire di molti pseudoesperti. Oggi la situazione si è ancor più consolidata. Le varie narrative “ di genere” si sono diffuse, ma non per questo sono morte. Sono uscite ( con i loro autori più prestigiosi) dal ghetto. Peraltro, continuare a parlare di “ generi” è possibile, perché tutti hanno precisi canoni narrativi che permettono di distinguerli fra loro e nei confronti della narrativa generalista, impropr iamente definita mains t re a m » . Chi è il lettore del Fantasy? « Credo che i lettori “ fantastici” siano di due tipi. I giovani e giovanissimi attratti anche dai giochi di ruolo, dai fumetti e dai videogiochi, che trovano nella fantasy una pura evasione, una pura fuga avventurosa dalla realtà ( ma questo è comune ad altra narrativa “ di genere”), e i lettori più adulti e consapevoli che, passata questa esperienza, l’approfondiscono trovando in essa una vera e propria “ alternativa” alla realtà: un mondo inventato che affonda le radici in una serie di miti, di figure archetipiche, di personaggi esemplari e quindi di valori. Questi lettori sono in cerca di un mondo che si contrapponga criticamente ( ma positivamente) alla realtà negativa in cui vivono. Al divertimento si aggiunge un “ di più” costruttivo che può funzionare come una carica spirituale per affrontare il banale e le brutture del quotidiano. Non è una esagerazione, se si pensa, come ritengono molti storici delle religioni e pensatori, che il fantastico di oggi sia una sorta di rivisitazione e riviviscenza del mito adeguato ai nostri tempi » . La parabola di Tolkien: prima ghettizzato per motivi ideologici poi riscoperto in chiave politicamente corretta. Perché è difficile sottrarre Tolkien all’ideolog ia? « Me lo chiedo anch’io, per la verità. Forse proprio per questa duplice lettura che ne hanno dato i suoi nemici in Italia nell’arco di 35 anni. Lo si condanna o apprezza solo ed esclusivamente in funzione ideologica e non per i valori di fondo, che sono simbolici e metapolitici. Perché questo punto non si può proprio negare: il nostro filologo di Oxford con la sua opera voleva creare un nuovo mito per la sua patria che ne era priva, e per far questo ha scritto un’opera come non ne esistevano prima rivitalizzando un “ genere” - la saga, l’epopea - inesistente nel Novecento. Per scrivere una saga ed un’epopea “ moderna” non poteva non usare immagini, sfondi e personaggi che avessero, appunto, un valore simbolico e metapolitico. I miti che egli trasmette possiedono e trasmettono dei “ valori”, ed a questi valori si è per forza voluto dare un segno politico da parte dei suoi avversari. Quando la fama di Tolkien ha raggiunto un’eco mondiale dopo i film di Peter Jackson, e quindi non lo si poteva più ignorare, ecco che per apprezzarlo lo si è voluto banalizzare riducendo la sua opera a semplicistica avventura senza nessun valore più alto. Oppure gli sono state appiccicate etichette ridicole come quella del Tolkien di volta in volta antifascista o anarco- capitalista o liberista o progressista, appigliandosi a una frase qui, una descrizione là, che non è possibile però generalizzare. L’accusa che si fa a chi l’ha sempre valorizzato di averlo invece “ strumentalizzato” in senso politico, è anch’essa una sciocchezza. Citano episodi e affermazioni saltuarie, senza andare in fondo a quel che è stato scritto per 30 anni. C’è addirittura chi ritiene che vi sia stata una pianificazione a tavolino dell’uso “ politico” de “ Il Signore degli Anelli” negli anni ’ 70 e ’ 80. Veramente r idicolo » . Qual è il valore della fiaba per Tolkien e per il mondo moderno? « È quello di Tolkien teorico della fiaba ( e del fantastico) un aspetto ignorato, si potrebbe dire volutamente ignorato perché se lo si tenesse presente non si potrebbero sostenere certe scemenze su di lui e sulla sua opera. Infatti, “ Il Signore degli Anelli” è appunto “ la fiaba più lunga del mondo” come venne definita a suo tempo. La fiaba è una narrazione che ci fa accedere ad “ un altro tempo e un altro luogo”, in cui tutto deve essere coerente e che non deve avere alcuna contaminazione da parte della Realtà, è una narrazione che deve avere un finale positivo e rigeneratore nei confronti di chi la legge. Inoltre, aggiungo io, deve essere interpretata non con l’allegoria, aborrita da Tolkien, ma attraverso il simbolismo. Nel mondo moderno, cioè nel nostro mondo, smagato e secolarizzato, ha la funzione di reintrodurre l’immaginazione, il sacro e un atteggiamento attivo e p o s i t i vo » . La moda del fantastico seguito al successo di Tolkien deve essere vista positivamente? « Sì e no. Nel senso che è certo positivo un successo già esistente, ma moltiplicato dai film che hanno certamente divulgato la “ visione del mondo” tolkieniana tutto sommato presente nell’opera del regista Peter Jackson. No, se si pensa non tanto all’aspetto commerciale, un pedaggio quasi obbligato, quanto al fatto che, almeno sino ad ora, non ha prodotto una ricaduta letteraria: non pare che abbia influenzato scrittori, sia all’estero che in Italia, decisi a seguire la strada aperta da Tolkien. In passato c’è stato qualche autore di lingua inglese negli anni Settanta e Ottanta, ma oggi la vena pare esaurita, e il rinnovato successo non ha ancora suscitato personalità letterarie. Forse occorre attendere che maturino. In Italia, però, dato che la fantasy e la science fiction non hanno raggiunto ancora il favore delle case editrici, come è ormai per le varie forme di poliziesco anche “ all’italiana”, penso che l’attesa sarà molto più lunga » .

    Il lettore di Fantasy vuole cambiare il mondo.

    La Società Italiana Tolkieniana è una Associazione culturale che si propone di diffondere e approfondire il complesso mondo culturale dello scrittore inglese J. R. R. Tolkien. È la seconda per importanza al mondo, dopo quella inglese, e vanta più di 1000 soci ( oltre a un sito web: www. tolkien. it, visitato da oltre 100000 persone al mese). « Non siamo dei fans di Tolkien inteso come orecchie a punta o camuffamento anche se ci piacciono le feste in costume, i duelli e le letture intorno al fuoco » racconta Paolo Paron, presidente della Società ( e, insieme a Francesco Bisaro, coautore di “ Benandante”, fumetto ispirato alle tradizioni friulane giunto a 8000 copie). La Società collabora con l’editore Bompiani, per il quale rivede e aggiorna le traduzioni delle opere di Tolkien. Ma c’è dell’altro. « Siamo attivi su più fronti. Nel corso degli anni abbiamo selezionato un gruppo di grafici che hanno contribuito alla illustrazione di volumi editi da Bompiani e Harper& Collins ( casa editrice ufficiale delle opere di Tolkien). Attraverso il Premio Tolkien diamo spazio a scrittori e studiosi. che hanno proposto testi di critica ed approfondimento sui temi a noi cari. Organizziamo manifestazioni in tutta Italia. In Friuli, a San Daniele, in settembre si tiene da 11 anni la manifestazione nazionale ispirata al mondo di Tolkien, “ Hobbiton”, con concerti, giochi, rievocazioni e convegni che spaziano da Tolkien, fino all’attualità. Quest’anno sono venuti in 15000 » . Un successo clamoroso, che suscita curiosità su chi sia il socio o simpatizzante della Società. « I nostri soci hanno diversi volti - continua Paronvanno dal 50enne con famiglia, lettore di Tolkien della prima ora, fino ad arrivare al giovane che ha scoperto Tolkien attraverso i giochi di ruolo. Di solito è una persona che sente questo mondo troppo stretto e inadeguato » . Tolkien è stato un simbolo di certa destra. Cos’è rimasto di tutto ciò? « Negli anno ’ 70 Rusconi, il primo editore italiano di Tolkien, non era allineato a sinistra. Tolkien esaltava concetti come onore, fedeltà, coraggio, senso del sacrificio, gerarchia, abnegazione; principi questi, valori e concetti osteggiati e combattuti dalla sinistra che etichettò Tolkien come scrittore ostile alla democrazia e diseducativo. D’altro canto, fin dalla sua prima pubblicazione, Tolkien è stato amato dai giovani di destra. Nei “ Campi Hobbit” di quasi 30 anni fa campeggiava lo striscione “ Gandalf è vivo e lotta insieme a noi”. ( Gandalf è il mago simbolo del bene nella saga Tolkieniana, ndr). Oggi la politica non è più così importante e anche le opere di Tolkien sono ormai una lettura totalmente trasversale » .