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7/17/2007
LOMBARDIA IN PUNTA DI PENNA
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| Un romanzo «fantasy» dell’incisore e fotografo Dario Malini
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| LE STREGHE DI MILANO IMPERVERSANO NEL BOSCO DI VIA QUADRONNO
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«Il bosco di via Quadronno», edito da Liberodiscrivere, è un libro «fantasy» che ci riporta alla Milano delle «Strie», le streghe che avrebbero «esercitato» tanti e tanti anni fa in una foresta esistente nel centro cittadino, per poi alla fine finire bruciate su roghi dopo giudizi sommari. E' Dario Malini, appassionato di fotografia, disegno e incisione, e in questo caso di scrittura, a portarci, con suspence e amore della storia antica, nei sotterranei di una città misteriosa che ancora potrebbe esistere, facendo anche un’operazione culturale, con la storia della Milano del periodo medioevale, o anche una base per una serie di racconti da inserire in un libro per ragazzi. «Per questa e per altre ragioni - scrive nell'introduzione Anna Maria Fabiano - io ritengo che questo libro dovrebbe essere diffuso in tutte le scuole del Milanese e dovrebbe fare bella mostra di sé in tutte le librerie cittadine». Le protagoniste sono tre ragazze, Sabrina, Barbara e Chiara, che si sfidano in bicicletta dall'Arco della Pace al portone d'ingresso al cortile del Castello Sforzesco. Ed è lì che Sabrina scopre «la cosa» anomala rispetto al resto di una città indaffarata e rumorosa, una donna vestita di nero arrivata chissà da dove. Lei scivola dalla bici, e quando è raggiunta dalle amiche, il personaggio scompare. Segue la scoperta di un amuleto, con tre serpenti attorcigliati uno nell'altro, con un quarto rettile che si morde la coda, che richiama un mondo antico e misterioso. Infine, con il loro amico Rocco conoscono «la Colubro», «donna d'età indefinibile, priva della gamba destra... l'anima nera del Parco Sempione, una vera e propria strega». L'avventura comincia seguendola verso via Laghetto fino a un portone che si apre e si chiude dietro di lei. La seguono e comincia un dialogo in meneghino puro: «Tusann - dice lei con voce sibilante - Vori savè perché me vegni adrè». E quando Chiara estrae l'amuleto la Colubro conferma che ci sono ancora «I strii», le streghe, affermando sempre in dialetto che «certe curiosità possono costare care». Le ragazze vengono accompagnate in via Quadronno dove «una ‘olta gh’era un grand bosch», e lì si trovavano le donne, gli animali, che venivano mangiati, tutti al servizio della «Domina Ludi», la signora del gioco. E da lì comincia il viaggio sotterraneo delle ragazze, dopo che un loro professore le aveva informate sullo stemma di Milano, il famoso biscione riportato dall'amuleto che avevano trovato. Una lucertola le aveva guidate «all'intero di una apertura rettangolare, ricavata nel fossato del castello e coperta da qualche asse di legno». All'altezza di via Dante scoprono un altro personaggio, una strega seduta su un trono di legno, che si alza nel suo metro di altezza e comincia a bere vino e a cantare sempre in dialetto. Cercando la via di uscita scoprono un'altra figura femminile dall'altra parte di una pozza d'acqua, che le strapazza: «E voi che ci fate qui?», anche se poi offre loro cibo e bevande. Arrivano sotto via Quadronno, la località del bosco antico, e trovano «donne di ogni età sedute alla rinfusa attorno alla “Signora” di cui ascoltano i meravigliosi racconti, con altre ragazze che ballano e cantano sempre in dialetto». «Siete state brave, ragazze mie», conclude la Signora. «Quando sarete fuori di qui, non state a cercare l'utilità di quanto v'è successo: non è l'utile a rendere preziosa una storia… la vostra avventura è durata solo poche ore e nessuno ha notato la vostra scomparsa». Il racconta termina con una annotazione sulle tre protagoniste: «I racconti di chi era sul posto dicono che in piena via Quadronno sono comparse all'improvviso tre ragazzine malridotte, sporche e spettinate… che si sono abbracciate emettendo grandi urla gioiose… poi si sono allontanate mentre un vento repentino stormiva fresco fra i tetri palazzi come tra le fronde di un bosco». La parte finale del volume, splendidamente illustrato dai disegni di Alessandro Fantini, un pittore esperto anche in Storia dell'Arte che espone in personali, collettive e performance di buon livello, presenta una conversazione con l'autore Dario Malini, «Quando a Milano volavano le streghe», che conferma l'esistenza «ben oltre l'anno mille, nella zona attraversata da via Quadronno, di un boschetto ritenuto sacro dove si teneva il ritrovo delle streghe la notte della vigilia di Ognissanti… Erano celebrazioni segrete, perché rischiavano particolari persecuzioni, anche se c'è poco materiale per raccontarle. Esiste solo un documento straordinario - conferma lo scrittore - la trascrizione della sentenza di un processo svoltosi a Milano nel 1390… Le imputate, Sibilla e Pierina, furono condannate per eresia “recidiva”… e arse vive in Piazza S. Eustorgio». Il giudizio di Dario Malini è positivo su quell'epoca: «La civiltà delle streghe - conferma - nel caso fosse sopravvissuta, avrebbe potuto arricchire il nostro modo di intendere il mondo e la vita».
| 7/15/2007
IL SIMBOLO DELLA FORTUNA ...... E' IN REALTA' UN DIFETTO GENETICO !
Il quadrifoglio è considerato, nella cultura occidentale, un simbolo portafortuna. Si tratta di un'anomalia, relativamente rara, del trifoglio bianco (Trifolium repens L.), che può presentare eccezionalmente delle foglie composte da quattro piccole foglioline invece che da tre.
Un quadrifoglio in un prato
Questo quadrifoglio non va confuso con l'Oxalis tetraphylla o l'Oxalis Deppei, che ha 4 foglioline per morfologia. Le foglie del quadrifoglio sono più arrotondate e allungate; la forma a "cuore" è invece caratteristica delle Ossalidi, sebbene sia quella erroneamente associata nell'immaginario collettivo al simbolo portafortuna e sebbene queste piante vengano coltivate e vendute come quadrifogli, in quanto questo è comunque il nome comune delle due specie Anche la Marsilea Quadrifolia, una felce acquatica, può essere scambiata per un quadrifoglio.
In inglese ed in francese l'equivoco è evitato almeno sul piano linguistico, poiché in queste lingue esso viene definito in modo più puntuale, rispettivamente, four-leaved clover e trèfle à quatre feuilles, ossia trifoglio a quattro foglie. La quarta foglia di un vero quadrifoglio, inoltre, è generalmente più piccola rispetto alle altre.
I cercatori di quadrifogli fanno notare che determinati suoli sembrano più adatti ad ospitarne degli esemplari ed attribuiscono ciò all'inquinamento, alla composizione del terreno e ad altri fattori ambientali. Se siano questi ultimi o quelli genetici a dare origine al quadrifoglio è argomento controverso
Si stima che il rapporto tra trifogli e quadrifogli sia di 10.000 a 1 Si possono trovare, in casi ancor più eccezionali, dei trifogli con più di quattro foglie; il numero massimo è stato diciotto, secondo il Guinness dei primati.
Il quadrifoglio nella leggenda
Si ritiene che trovare dei quadrifogli sia di buon auspicio.
Alcuni ritengono che metterne uno sotto il cuscino propizi bei sogni.
Secondo la leggenda, ogni foglia rappresenta qualcosa: la prima è per la speranza, la seconda per la fede, la terza per l'amore e, ovviamente, la quarta simboleggia la fortuna.
Per i Druidi il quadrifoglio era potente contro gli spiriti malvagi. Il più antico riferimento letterario al quadrifoglio sembra risalire al 1620, con la prima attestazione di quest'ultimo come portafortuna. 7/9/2007
Calco: scelti i vincitori del concorso di pittura-foto
I premiati presenti al pranzo celebrativo
Era stata inaugurata domenica 3 giugno, la mostra indetta ad Arlate dal gruppo sportivo e ieri, domenica 1 luglio, sono stati decretati i vincitori. Divisi in due sezioni, pittura e fotografia, sono stati premiati, da una giuria di 7 esperti dei settori, i primi 3 per ogni categoria. Per la pittura, il 1° premio è andato a Tino Stefanoni, artista lecchese, con l’opera Senza titolo 90. Al 2° posto di è piazzata Francesca Sisti con Arlate, temporale, mentre 3^ classificata è stato il briviese Fernando Massironi, con Mazzagat.
Per la fotografia, invece, hanno vinto Marco Bonanomi con Valle dell’Adda ad Airuno, al 2° posto Alfredo Meregalli con La barca azzurra e al 3° Paola Bassi con Brivio si specchia.
All’interno della mostra erano esposte, fuori concorso, anche le fotografie scattate dai ragazzi del doposcuola legati all’associazione Onlus “Cristina” di Calco, che da anni aiuta le persone meno fortunate con un loro concreto inserimento nelle manifestazioni e nella comunità locale.
P.M.
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