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5/28/2009
Piante pericolose per cani e gatti
È primavera e chi i noi non ama circondarsi di piante e fiori? Una nota di colore, un abbellimento e qualche volta anche un delizioso “spuntino" per nostri compagni a quattro zampe.
Purtroppo però, non tutte le piante sono commestibili e innocue; alcune di esse possono addirittura essere letali per cani e gatti.

L'ingestione di determinate piante può dare talvolta una sintomatologia di lieve entità, come secchezza delle fauci, apatia, diarrea più o meno protratta nel tempo. In altri casi invece i sintomi sono decisamente più gravi (problematiche neurologiche).
Ecco un elenco delle principali e più diffuse,
Iniziamo con la dieffenbachia, moderatamente irritante per i cani ma velenosa per i gatti; il lauroceraso, le cui foglie contengono cianuro e possono indurre convulsioni e paralisi cerebrale; i boccioli dell'ortensia che possono dare vomito, depressione, problemi respiratori, convulsioni e morte; il tasso che se ingerito provoca problemi cardio-respiratori ed epatici; l'aconito (sono velenose soprattutto le foglie); i crochi d’autunno, il rododendro (problemi digestivi e cardiaci). Fra le piante abbastanza diffuse nelle nostre case, risultano nocive per cane e gatto anche il gelsomino, Gelsemium sempervirens che provoca difficoltà di deglutizione, difficoltà di coordinazione dei movimenti, debolezza muscolare, convulsioni, difficoltà respiratorie, il giglio (molto tossico soprattutto per i gatti nei quali compromette gravemente la funzionalità renale), l'edera comune (da moderatamente tossica a mortale, a seconda della quantità di pianta ingerita), gli oleandri ed i mughetti (responsabili di problematiche a livello cardiaco). Quest’ultime piante liberano principi attivi tossici anche nell'acqua, fate perciò attenzione ai sottovasi di tutte le piante tossiche. I noccioli di molte piante da frutto (pesco, albicocco, melo, ecc.) contengono glucosidi cianogenici che provocano sintomi di intossicazione di tipo neurologico con convulsioni, spasmi e difficoltà respiratorie. Esistono anche altre piante pericolose per gli animali (aloe, giacinto, gladiolo, filodendro, felce, pothos, uccello del paradiso, petunia, ecc.).
Nell'elenco delle specie pericolose figura anche la stella di Natale che contiene un latte irritante per l'uomo e velenoso per gli animali, nei quali può provocare danni a carico dell'apparato digerente. Sempre per restare in clima natalizio, altre due piante possono creare problemi clinici negli animali da compagnia: il vischio, che è molto velenoso e dà diminuzione del ritmo cardiaco e della temperatura, sete eccessiva, problemi respiratori, convulsioni, e può portare alla morte e l'agrifoglio, le cui foglie e bacche rosse sono moderatamente tossiche e provocano disturbi a carico dell'apparato gastro-intestinale.
Cosa fare e cosa non fare
L'elenco poi si allunga In caso di dubbio, è utile rivolgersi al proprio medico veterinario che saprà darvi indicazioni precise ed eventualmente impostare da subito una terapia specifica. Non somministrate mai farmaci o sostanze varie di vostra sola iniziativa (ad esempio il latte) e non cercate mai di indurre il vomito, se non conoscete la composizione del veleno ingerito, perché potreste creare problemi ancora più gravi.
Con la forza di un capello
Questo masso nella Birmania (Myanmar) del sud è in equilibrio per un pelo. Anzi, per un capello: si narra infatti che alla base si trovi un capello del Budda. La leggenda nacque probabilmente quando i primi uomini videro la gigantesca roccia, alta 20 metri, sospesa nel vuoto e pensarono che a tenerla in equilibrio dovesse essere qualcosa di miracoloso. Per questo circa 2000 anni fa vi edificarono sopra una pagoda (la Kyaiktiyo). Ogni anno buddisti di ogni parte si radunano qui a migliaia. E prima di pregare attaccano sottili foglie d'oro puro alla roccia, chiamata per questo Golden Rock (o roccia d'oro). Un gesto forse un po' costoso ma comune nella tradizione buddista, con cui i pellegrini mostrano devozione al Budda e sperano di avere in cambio un po' di fortuna.
Foto ricordo
Questa foto potrebbe presto diventare da collezione. Perché gli animali, abituali inquilini della riserva del Masai Mara, in Kenya, rischiano di scomparire. Negli ultimi 15 anni - secondo il Wwf e L’International Livestock Research Insitute di Nairobi - le giraffe sarebbero dimunite del 95%, le antilopi dell'80% e gli alcefali (un'altra specie di mammifero ungulato) del 76%. All’origine dell’ecatombe ci sarebbe la caccia illegale, ma soprattutto l’aumento degli insediamenti umani nelle vicinanze che minacciano il territorio degli animali. I Masai, popolazione autoctona, a causa della mancanza di pascoli, da pastori seminomadi sono diventati agricoltori sedentari, aumentando a dismisura la loro presenza nella zona (da 20 capanne sono passati a diverse centinaia). Per gli esperti è colpa del turismo di massa e dei safari che hanno sconvolto il delicato ecosisitema preesistente, che prevedeva la convivenza di uomini e fauna selvatica senza problemi.
Dolce far niente
Contrariamente a quello che si potrebbe pensare questi non sono buffi conigli con la coda. Anche se si somigliano, con i conigli non sono nemmeno parenti. I Viscacia della foto, infatti, sono dei roditori della famiglia dei cincillà, che vivono sui monti di Cile Perù. Mentre i conigli non sono roditori ma appartengono all'ordine dei laghiformi. I viscacia amano il comfort e sono molto pigri. Quando non dormono se ne stanno sdraiati al sole a sonnecchiare e a spulciarsi a vicenda. Attivandosi un po’ solo all’alba e al tramonto quando lo stomaco inizia a brontolare. Solo allora scorazzano tra un dirupo e l’altro, in cerca di
muschi e licheni da mettere sotto i denti.
Ida, 47 milioni di anni fa "Anello tra l'uomo e la scimmia"
Il fossile di questo animale chiamato Adapide, scoperto nella cava Messel, in Germania, è stato presentato al Museo di Storia Naturale di New York come un passaggio fondamentale per comprendere gli sviluppi dell'evoluzione umana.
SI CHIAMA Ida e secondo gli scienziati è l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia: un fossile di 47 milioni di anni scoperto nella cava Messel, in Germania, è stato presentato oggi al Museo di Storia Naturale di New York come un passaggio fondamentale per comprendere gli sviluppi dell'evoluzione umana. E' il primo scheletro intero mai trovato di un particolare tipo di un animale che si chiamava Adapide, battezzato Darwinius masillae. La notizia era stata anticipata nei giorni scorsi dal quotidiano inglese Daily Mail, così come la presenza di un documentario top secret prodotto dalla Bbc e presentato dal co-autore della ricerca David Attenborough.
Ida, una giovane femmina, somigliava probabilmente a un lemure dei giorni nostri (il mammifero dalla lunga coda che vive in Madagascar) ed è considerato "il fossile di primate più completo mai ritrovato". Ma il suo corpicino, delle dimensioni di una marmotta, ha caratteristiche che si riscontrano nella specie umana tra cui il pollice opponibile, unghie al posto degli artigli e, nelle zampe posteriori, elementi che lasciano intravedere il passaggio dall'andatura a quattro zampe alla camminatura eretta.
Secondo Jorn Hurum dell'università di Oslo, che ha guidato lo studio, Ida è per i paleontologi quello che "l'arca perduta è per un archeologo". Secondo lo scienziato il fossile è così importante che "sarà riprodotto sui libri di testo per i prossimi cento anni". Molto più di un semplice fossile, intorno al quale la comunità scientifica aveva creato un clima di forte aspettativa, ma certamente il più completo fossile di primate mai trovato.
Buchi neri da paura
Mostri affamati si aggirano per la Via Lattea divorando tutto ciò che incontrano. Non è la trama di un film di fantascienza ma a quanto pare quello che avviene davvero nella nostra galassia. Almeno secondo quanto affermano alcuni ricercatori dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (Usa). Da qualche tempo è noto che al centro della nostra galassia si nasconde un buco nero supermassiccio. Ma ora gli scienziati ipotizzano, in base a complicati calcoli e simulazioni a computer, che centinaia di buchi neri, migliaia di volte più grandi del Sole, vaghino nelle regioni più periferiche del nostro sistema. Inghiottendo qualsiasi cosa si pari loro davanti. Niente paura però, pare che la Terra si trovi al sicuro. Secondo gli esperti infatti, il più vicino "divoratore" spaziale sarebbe comunque molto distante da noi.
Nella foto, vento di gas generato da un buco nero nella galassia NGC 1068.
Immagine artistica di un buco nero vagante nelle vicinanze di un ammasso globulare di stelle (in basso a sinistra) nell’alone della nostra Galassia.
Fatto tardi ieri sera? Se vi serve la giusta carica per iniziare la giornata, rifatevi gli occhi con questa foto di Centaurus A, una galassia che sprizza energia da tutti i pori. Ne è un esempio il getto luminoso sparato fuori dal centro della galassia verso l'esterno, visibile nella foto. La sua particolare vitalità potrebbe essere dovuta a un gigantesco buco nero - 10 volte più grande del Sole - che si troverebbe al suo interno. Oppure è tutto merito di una buona "alimentazione". In passato secondo gli esperti, Centaurus A potrebbe aver "inghiottito" un'altra galassia sua vicina.
Aspirapolvere cosmica
Com’è fatto un buco nero? La risposta forse si trova a circa 6 mila anni luce dalla Terra, nella costellazione del Cigno. È qui che si nasconde Cygnus X-1, una delle più potenti sorgenti di raggi X conosciuta finora. A far insospettire gli astronomi sono proprio le caratteristiche di questo ultracompatto oggetto celeste, che ha una massa che è quasi 9 volte quella del Sole e che cambia continuamente luminosità. Un comportamento, che secondo gli esperti sarebbe tipico dei buchi neri. Cygnus X-1 fa parte di un sistema che comprende anche una stella supergigante chiamata HDE 226868, la cui superficie è completamente deformata dalla gravità del suo supermassivo “compare”. In quest’illustrazione artistica è ben visibile Cygnus X-1, sulla destra, che con la sua attrazione gravitazionale “risucchia” polveri e gas prodotti dalla stella (a sinistra).
Cavallone spaziale
C’è da augurarsi di non capitare mai, durante qualche passeggiata spaziale, nei pressi di un buco nero (in questa illustrazione), che come un gigantesca onda avvolge e inghiotte tutto ciò che le è vicino, muovendosi a una velocità di 33 mila chilometri al secondo. L’esistenza dei buchi neri ha portato alcuni fisici ad ipotizzare anche l’esistenza di una “controparte”, in grado di bilanciarne la forza distruttiva. Queste forze “buone” non potevano che chiamarsi “buchi bianchi”: invece di inglobare materia e energia la creano. Ma per ora non ci sono prove effettive della loro esistenza.
Scorpacciata di stelle
Se lo spazio fosse un oceano sconfinato, le stelle sarebbero pesci, e i buchi neri… piranha affamati. Quando infatti una stella incauta si avvicina troppo a una di queste calamite cosmiche - spesso rintracciabili al centro delle galassie - viene immediatamente inghiottita. E proprio gli sbuffi di raggi X che emanano queste zone, dopo un goloso spuntino, indicano agli astronomi la presenza di un buco nero. Alcuni scienziati dell'Ohio State University però ritengono che questi strani corpi celesti si abbuffino di più quando la galassia in cui si trovano è giovane, quindi molto attiva e ricca di stelle e gas. Mano a mano che una galassia invecchia la sua attività si riduce e i poveri buchi neri rimarrebbero a stomaco vuoto. Nell'illustrazione un buco nero durante il "pranzo"
. © Nasa / CXC / M.Weiss

Verde speranza
Pitone (Morelia viridis)
Verde come la speranza... di passare inosservato. Per questo pitone (Morelia viridis) che vive in Australia, Indonesia e Nuova Zelanda, il colore della livrea non è solo un fatto estetico. Ma una strategia di sopravvivenza che si conquista con la maturità (gli esemplari più giovani sono di solito gialli o arancioni). Mimetizzandosi infatti non solo sfugge a eventuali predatori, ma può anche procurarsi da mangiare. Non appena avverte un langurino il furbacchione si arrampica su un albero e una volta in cima, si attorciglia intorno a un ramo. Gechi, lucertole e piccoli roditori scambiano il serpente per innocue foglie, ma quando si avvicinano hanno un'amara sopresa. L'agile serpente con un balzo li acciuffa e il pranzo è assicurato.

5/5/2009
Saturnia del pero (foto M.Tognolini)
Bruco della Saturnia del pero (foto M.Tognolini)
[Fauna] [Testo]
fonte: http://www.naturaliavaltellina.it/fondovalle.htm
Il fondovalle
La zona pianeggiante delle due valli principali, quella dell’Adda e quella della Mera, specie nella parte dove esse si uniscono, presenta spesso fenomeni di impaludamento: i corsi d’acqua, data la minore velocità di scorrimento, formano stagni dove crescono piante particolarmente adatte a vivere sommerse. La zona del Pian di Spagna ( foto e sito sul Pian di Spagna) con il lago di Novate Mezzola (Vedi Abstracts: W.Corti, Uccelli inanellati nella riserva naturale.... e F.Mogavero, Censimento degli anatidi da Il Naturalista Valtellinese 1996 pp.179-184 e pp.131-151), gli acquitrini di Samolaco, di Ardenno e Pedemonte, lungo l’Adda vecchia, sono esempi caratteristici di questi ambienti. Vi si trova la canna di palude (Phragmites communis) e nelle zone meno inondate i Carex, specie presenti talora anche nelle propaggini della conca di Bormio. Caratteristica delle zone paludose o delle rive dei fiumi è la tifa (Typha sp.) presente ancora in alcune rare zone lungo l’Adda. Negli ultimi anni è sempre più cresciuta una certa polemica da parte dell'Osservatorio Permanente e di varie associazioni ambientaliste tra cui il Wwf e Lega Ambiente, contro un certo tipo di gestione della Riserva naturale del Pian di Spagna, fino ad arrivare ad una aperta denuncia alla Commissione Europea e al Consorzio di Gestione dell'area protetta. Si lamentava soprattutto la mancanza del dovuto controllo da parte delle Guardie ecologiche, carenza che ha favorito il diffondersi del pascolo libero di ovini, di discariche abusive, di incendi e di mezzi motorizzati, tra cui moto da sci d'acqua e motoscafi, che invadendo le zone a più rigida protezione, disturbano gli uccelli nel periodo della nidificazione. Sembrava che ci fossero poi in corso di presentazione dei progetti di edificazione di aziende agricole e di agriturismo che minacciavano l'integrità naturale di questo meraviglioso biotopo. Si è così giunti, nella primavera del 2004 alla messa in mora del nostro paese da parte della Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, provvedimento che condanna apertamente alcuni episodi di mala gestione che hanno danneggiato gravemente, in passato, l'ambiente palustre della Riserva. Agli inizi del 2006, dopo la demolizione di alcune costruzioni abusive, il blocco provvisorio di qualsiasi edificabilità in area agricola e la ripresa del servizio di vigilanza nella Riserva, da parte delle guardie delle tre Comunità montane interessate, si può guardare con maggiore ottimismo alle prospettive future di tutela e valorizzazione dell'area protetta, anche se nuove minacce si profilano all'orizzonte come progetti di costruzione di porticcioli turistici o proposte di lasciare libera la navigazione, nella zona di Dascio, in piena area protetta. I pascoli di fondo valle sono caratterizzati dalla presenza di molte specie tipiche della pianura e tra queste dal cosiddetto dente di cane (Tarassacum vulgare) e dal ranuncolo giallo (Ranunculus arvensis) (paesaggi di fondovalle: a Sondrio , bassa valle da Morbegno al lago, medio-bassa valle da Sondrio a Morbegno . E’ importante ricordare, dato l’orientamento Est-Ovest della valle, come il fiume Adda in pratica divida la Valtellina in due zone climatiche ben distinte, quella retica assolata e quella orobica, quasi sempre all’ombra, sottoposta nei mesi invernali a temperature polari e a gelate eccezionali (ricami di ghiaccio lungo l’Adda). Anche nel fondovalle crescono alcune specie di funghi commestibili e ricercati dagli appassionati; possiamo ricordare la Spugnola (Morchella rotunda) ed il Coprino, reperibile anche a quote più elevate. Tra gli animali superiori si incontrano anfibi come la rana esculenta e la salamandra pezzata, sauri come l'orbettino e rettili colubridi come la biscia d’acqua (Natrix natrix e Natrix tessellata) e il biacco (Coluber viridiflavus) , di cui in valle è presente una sottospecie dalla colorazione completamente nera, il colubro di Esculapio (Elaphe longissima) (Sul colubro di Esculapio albino-zona di Colico- Vedi Abstract: Ferri V. Bettiga M. da Il Naturalista Valtellinese 1992 n.3) , la biscia tassellata (Natrix tassellata) e infine la biscia dal collare (Natrix natrix), riconoscibile per le due macchie giallastre presenti ai lati del collo , oltre a sauri come la lucertola dei muri (Podarcis muralis) (Vedi Abstract :Osservazioni sugli ambienti occupati da lucertole.. e il ramarro (Lacerta viridis) dai colori sgargianti. Alla fine del 2006 e agli inizi del 2007 si è raggiunto l’obiettivo, grazie anche ai contributi della Cariplo, del completamento del progetto messo in cantiere dal Comune di Morbegno che prevedeva il riconoscimento quale parco di interesse sovracomunale della zona della Bosca in località Campovico, dove, tra l’altro,precisamente in quello che è detto "fossato dei rospi", ogni anno, nella stagione degli amori, si raccolgono, scendendo a valle dai boschi della zona, centinaia di questi simpatici animali. Nel 2004 – 2005 - 2006 si è purtroppo verificato un preoccupante calo del numero dei rospi presenti nell'area, ora allo studio degli esperti. Ora la gestione del parco della Bosca è passato in mano all’Ersaf, organismo regionale che si è impegnato a portare a termine la sistemazione dell’area.
Per il salvataggio del Bufo bufo meglio conosciuto come rospo si sono attivate anche le guardie ecologiche volontarie della Comunità Montana di Sondrio e Morbegno: Si cerca cioè di garantire e salvaguardare l'attraversamento della strada statale di fondovalle da parte delle colonie di rospi che, durante il periodo degli amori migrano a valle dalla montagna per raggiungere le località di riproduzione, esponendosi a periodiche stragi da parte degli automobilisti di passaggio. La femmina, che è di dimensioni doppie del maschio, depone nell’acqua più di 6000 uova completamente nere, disposte su 3-4 file all’interno di un cordone gelatinoso lungo fino a 5 metri. Un tempo era assai diffusa nelle paludi e nella vegetazione ripariale dell’Adda, nei dintorni del capoluogo, l’ormai rarissima raganella (Hyla arborea), che grazie alle ventose di cui sono dotate le sue dita, può muoversi con grande agilità tra la vegetazione; oggi è presente solo nella Riserva naturale del Pian di Spagna e in poche zone della bassa Valtellina. I pesci annoverano, per esempio nel pozzo di Riva, specie come l’ anguilla (Anguilla anguilla), che a volte come anche la bottatrice (Lota lota), risale l'Adda fino all'invaso di Ardenno (all'apertura della pesca del 2002 è stato catturata in questa zona un'anguilla di un metro di lunghezza), la carpa (Cyprinus carpio) , la tinca e la scardola, mentre nell’Adda, dominano le trote ( 1 - 2), la trota iridea (Salmo gairdneri) e la fario (Salmo trutta fario) oltre alla marmorata (Salmo trutta marmoratus) e alla lacustre (1 - 2) (Salmo trutta lacustris) quasi estintesi nel tempo ma ora reintrodotte, il pregiato temolo(1-2) (Thymallus thymallus), presente nell’Adda e nel Mera e fuori provincia solo nel Ticino e e nell’Adige. Lo studio effettuato dal biologo E.Fusi nel corso del 2002 ha messo in risalto il drastico calo della popolazione dei temoli, lungo il corso dell'Adda ed in particolare nel tratto fra Sondrio e Tirano. La teoria dell'Unione Pesca Sportiva della Provincia secondo cui le cause del fenomeno sono da ricercare, non solo nella scarsa presenza di microfauna, dovuta all'anomala ed eccessiva presenza di limo scaricata a valle dalle centrali idroelettriche, ma anche nella presenza, lungo il corso del fiume, nel periodo invernale, dei cormorani che individuano molto più facilmente i temoli rispetto alle trote - i primi infatti prediligono stazionare ben in vista in mezzo al fiume, nelle cosidette "gremole" mentre le seconde si celano nelle zone più scure vicino alle sponde- è stata recentemente smentita da uno studio del Museo di Storia Naturale di Trento secondo cui il prelievo di pesce effettuato dai cormorani nei nostri fiumi influisce in modo minimo sia sulla popolazione delle trote che di quella dei temoli. Altre specie meno pregiate sono il cavedano e i piccoli vairone e scazzone . Potrebbe in futuro fare la sua ricomparsa nell'Adda valtellinese anche lo storione dato che dal 1988 ad oggi, con il coordinamento della direzione generale dell'Agricoltura della Lombardia, sono stati introdotti nell'Adda oltre centomila soggetti di storione cobice, specie autoctona a rischio di estinzione, di taglia variabile tra i 3 ed i 90 centimetri, che crescendo e risalendo il fiume fino al Lario ed oltre potranno raggiungere la nostra provincia. La diffusione della cosiddetta pesca sportiva presso laghetti in cui, per la gioia dei pescatori della domenica, viene inserita la più variegata fauna ittica possibile, ha favorito la diffusione di specie esiziali per le acque nostrane come il pesce siluro. Un tempo molto diffuso nei canali d’acqua limpida che scorrevano a fianco dell’Adda era il gambero d’acqua dolce (1-2) o di fiume (Austropotamobius pallipes), ora segnalato solo in rari canali facenti parte di qualche piccola oasi rimasta ancora incontaminata dagli scarichi cittadini, come in un piccolo corso d'acqua della zona di Albosaggia, dove nel settembre '99, questo ormai raro gambero è stato individuato da alcuni ragazzi delle scuole elementari (vedi articolo su Centro Valle del 26/09/99). Nel canneto nidificano il cannareccione (Acrocephalus arundinaceus) e la cannaiola (Acrocephalus scirpaceus) che si possono sorprendere aggrappata alle canne che sono il loro habitat naturale, mentre sempre in pianura vicino a zone umide non è raro trovare l’usignolo (Luscinia megarhincos) e sentire il suo canto melodioso. Importante la fauna degli uccelli migratori, dal comune germano reale (Anas platyhryncos 1 - 2), alla marzaiola (Anas querquedula), al mestolone (Anas clypeata), all'orchetto marino (Melanitta nigra), allo smergo minore (Mergus serrator) e maggiore (Mergus merganser), all’ alzavola (Anas crecca), al fischione (Anas penelope),alla canapiglia (Anas strepera), fino alla più rara gallinella d’acqua (Gallinula chloropus).
L' airone cinerino (Ardea cinerea) e lo svasso maggiore (Podiceps cristatus) sono una caratteristica del biotopo del Pian di Spagna, assieme alla folaga (Fulica atra), al moriglione (Aythya ferina), alla moretta (Aythya fuligula), alla moretta tabaccata (Aythya nyroca), al gabbiano reale (Larus argentatus), al gabbiano comune (Larus ridibundus), al cigno reale ( 1 - 2 - 3) (Cygnus olor), al cormorano (Phalacrocorax carbo) e al piccolo e simpaticissimo tuffetto (Tachybaptus ruficollis). Sono poi state segnalate in anni recenti da un appassionato birdwatcher di San Carlo, R. Balestrini, alcune specie particolarmente rare, di passaggio nella zona, come, al pozzo di Riva, la beccaccia di mare ( Haematopus ostralegus), l'anatra mandarina (Aix galericulata) e la volpoca (Tadorna tadorna), mentre nell’inverno 2007 sono stati avvistati da Riccardo Del Togno, un esemplare di moretta codona (Clangula hyemalis) e tre splendidi edredoni (Somateria mollissima), una strolaga minore (Gavia stellata) e una strolaga mezzana (Gavia arctica), tutti uccelli nidificanti nella tundra e nelle zone artiche. Alla fine di marzo del 2004, sempre nella Riserva naturale del Pian di Spagna ed esattamente nel lago di Mezzola, c'è stato un singolare avvistamento: un bellissimo pellicano bianco (Pelecanus onocrotalus) era accovacciato su un'isoletta assieme a cormorani ed aironi cinerini; si tratta della prima segnalazione dopo cent'anni dato che per analoghe segnalazioni bisogna infatti risalire a osservazioni dell'800. Tra gli uccelli citati quello che è senza dubbio il più contestato in valle ultimamente, almeno a partire dal 2000, è senza dubbio il cormorano; ogni anno ormai, con l'avvicinarsi dell'apertura della pesca, si accende la disputa tra ambientalisti da una parte, pescatori e amministrazione provinciale dall'altra, in merito alla decisione, assai discutibile, presa da quest'ultima, di attuare un piano di abbattimento a danno delle colonie di cormorani che ormai da alcuni anni amano allargare il proprio raggio d'azione uscendo dall'oasi di Novate per portarsi a pescare lungo il fiume Adda, con conseguente danno (lamentato dai pescatori) per la preziosa fauna ittica costituita prevalentemente da trote e temoli. Nell'estate 2003 , una coppia di cigni reali, catturata sull'Adda a Delebio, è stata rilasciata nel laghetto artificiale di Sernio-Lovero e sembra si sia ambientata perfettamente. La femmina era ferita ad una zampa abbastanza gravemente, per cui dopo essere stata curata presso il centro di recupero di Ponte, è stata reinserita con il compagno in un luogo tranquillo, in cui si spera che la coppia possa riprodursi. Assai comune è diventato ormai lungo le rive dell'Adda, insieme al cormorano, anche l’airone cinerino, bellissimo ardeide che, soprattutto nei mesi invernali, è frequente nella zona tra S.Giacomo di Teglio e Ardenno (invaso), scelta evidentemente come stazione temporanea durante le più o meno lunghe migrazioni (Vedi articolo Quaderni Valtellinesi n.60 4° Trimestre 1996); nei mesi di gennaio e febbraio 1997 una decina di esemplari sono stati segnalati anche al ponte di Mazzo (vedi La Provincia del 22/02/97) mentre nel corso dei mesi primaverili 2001 alcuni esemplari sono stati perfino avvistati lungo il corso del Mallero in Val Malenco. L’airone rosso (Ardea purpurea)] (1)- (2) , va citato in quanto ben due esemplari, provenienti negli anni ‘60 uno da Dubino e l’altro dal piano della Selvetta, sono catalogati presso il Museo civico di Morbegno, come anche accade per due esemplari di tarabusino (Ixobrychus minutus), provenienti da Dubino (1927) e dall’Adda vecchia di Ardenno (1975) e per un esemplare di avocetta (Recurvirostra avosetta), proveniente da Novate Mezzola zona Pasqueè(1926). Alla fine dello scorso secolo, è stato segnalato (R.Balestrini,1999) anche un caso di nidificazione di tarabuso (Botaurus stellaris), all'oasi di Novate. Interessante è la segnalazione lungo l'Adda di una Pavoncella (Vanellus vanellus), elegantissimo uccello dal caratteristico ciuffo che evidentemente sostava in Valtellina durante il passo invernale; molti di questi uccelli infatti sostano, talvolta anche a lungo, durante la migrazione verso i paesi caldi e poi anche durante il ripasso in febbraio e marzo, in pianura padana nelle zone acquitrinose o nei terreni appena arati. La maestosa cicogna bianca (Ciconia ciconia), per la quale è in corso in vari centri dell’alta Italia un piano di reintroduzione, è segnalata solo accidentalmente di passaggio nelle zone di Teglio, Bianzone, Cosio, Albosaggia, oasi di Novate e Sernio.Numerosi sono stati gli avvistamenti in questi ultimi anni: nel mese di Aprile del '98, lungo l'Adda quando una coppia si è posata nei prati della località Torchione di Albosaggia, per una breve sosta prima di continuare il lungo volo di trasferimento dall'Africa verso l'Europa del Nord, nella primavera del '99 nell'area della riserva naturale di Pian di Spagna, (Vedi Abstract: Censimento degli uccelli acquatici - Francesca Mogavero)), il 5 marzo del 2000, quando una cicogna ha fatto sosta nel capoluogo, nella zona periferica di via Bormio, nella primavera del 2001 quando è stato avvistato un gruppo di una decina di esemplari di passaggio dalle oasi di Novate, nel marzo 2003, quando il naturalista Ruggero Spada, coordinatore del Circolo tiranese di Legambiente, ha potuto ammirare in quel di Sernio, ben 7 esemplari, che si posavano in un prato lungo la statale 38 dello Stelvio, il 4 ottobre del 2003, quando una bella cicogna ha sostato nel campus scolastico, davanti all'Istituto Tecnico Industriale di Sondrio;gli ultimi avvistamenti sono quelli del 4 marzo 2007 quando una cicogna si è posata sul campanile della chiesa del S.Cuore in Via Vanoni a Sondrio facendosi ammirare fino a sera inoltrata e quelli di alcuni esemplari transitati al Pian di Spagna nella primavera 2008. Tra gli uccelli presenti lungo le rive dei fiumi, ricorderemo il martin pescatore (Alcedo atthis), avvistato all'oasi di Novate e nei pressi di Sondrio, Caiolo e Cedrasco e il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus) che ha tra le stazioni preferite il lago invaso di Lovero, ma che è segnalato un pò dovunque nell’Adda e in alcuni piccoli affluenti, come nelle acque pulite del Mallero di Chiareggio, senza disdegnare però di spingersi sino in città, a Sondrio, risalendo il corso dello stesso torrente (Vedi articolo Quaderni Valtellinesi.) I boschi ripariali dell’Adda e le radure ospitano il picchio verde (Picus viridis), il picchio rosso maggiore (Dendrocopus major),)-vedi articolo Quaderni Valtellinesi n.92 2005-, più raramente il Torcicollo (Jinx torquilla), che appartiene anch'esso all'ordine dei Piciformes e alla famiglia dei Picidae e l’upupa (Upupa epops) facilmente riconoscibile per la sua cresta eretta e il becco ricurvo, allungato e sottile e come detto sopra, l’airone cinerino (Ardea cinerea) oltre ad altri uccelli di ripa come il corriere piccolo (Charadrius dubius) (Vedi articolo Quaderni Valtellinesi) e il gambecchio nano (Calidris temminckii) (Danza nuziale). Nei mesi primaverili può capitare di vedere tra la bassa vegetazione dei boschi situati lungo l’Adda, o addirittura attraversare tranquille i sentieri, intere covate di quaglie (Coturnix coturnix) appena uscite dal nido, prede ambite dai cacciatori di piuma come anche la beccaccia (Scolopax rusticola), il beccaccino (Gallinago gallinago) e la ormai più rara pernice rossa (Alectoris rufa); più comuni sono il croccolone (Gallinago media) e il frullino (Lymnocryptes minimus ). Gabbiano e cornacchia grigia (Corvus cornix), abbondano soprattutto in zone dove vi siano ammassi e depositi di rifiuti urbani. Un po’ dappertutto si possono vedere tutti i più comuni passeracei : passero mattugia (Passer montanus) - fringuello (Fringilla coelebs) - scricciolo (Troglodytes troglodytes) - cinciallegra (Parus major) - cinciarella (Parus caeruleus) - pettirosso ( 1 - 2) (Erithachus rubecola) - merlo (Turdus merula) - pigliamosche (Muscicapa striata) - ciuffolotto (Pyrrhula pyrrhula) - rondine (Hirundo rustica) - balestruccio (Delichon urbica) - topino (Riparia riparia) - Abstract: P.Bonvicini, Prima nidificazione di Topino in bassa valle). Da Il Naturalista Valtellinese 1991 n.2) verdone (Carduelis chloris)- cardellino (Carduelis carduelis)- lucarino (Carduelis spinus)- averla cinerina (Lanius minor)- averla capirossa (Lanius senator)- codirosso (Phoenicurus phoenicurus) saltimpalo (Saxicola torquata), ballerina bianca (Motacilla alba), ballerina gialla (Motacilla cinerea), codibugnolo (Aegithalos caudatus) dal caratteristico nido e stiaccino (Saxicola rubetra). Piccioni (Columba livia) e tortore dal collare (Streptopelia decaocto) col loro monotono canto sono frequenti sia in periferia che nei grossi centri cittadini. I grossi platani posti ai bordi delle strade o nelle piazze si riempiono alla fine dell’estate di stormi di stornelli (Sturnus vulgaris), mentre nelle campagne della periferia non è raro notare gruppi affamati di cesene (Turdus pilaris) stazionare sugli alberi più alti. Rarità segnalate di recente al pian di Spagna (R.Balestrini, 1999) sono lo storno roseo (Sturnus roseus) e lo zigolo golarossa (Emberiza leucocephala). Tra i rapaci, bisogna ricordare il nibbio bruno (Milvus migrans) presente e comune soprattutto nella zona del Pian di Spagna, i decisamente più rari e in genere accidentali in quanto solo di passo, nibbio reale ( 1 - 2) (Milvus milvus), falco di palude (Circus aeruginosus), falco pescatore (Pandion haliaetus) segnalato di recente (R.Balestrini, 1999) al Pian di Spagna e di cui sono catalogati presso il Museo di Morbegno due esemplari, uno sempre del pian di Spagna, e l'altro di Castello dell'Acqua, l'albanella reale (Circus cyaneus); decisamente più comuni sono l'astore (Accipiter gentilis) e lo sparviere o sparviero (Accipiter nisus) che talvolta d'inverno si abbassano fino alla pianura frequentando anche la periferia di Sondrio, la poiana (Buteo buteo) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus), certamente più presenti nei boschi di bassa quota. Nell'estate del 2000 hanno sollevato parecchia curiosità le segnalazioni di incursioni nelle vie del capoluogo di poiane, che incuranti della presenza umana, si sono dedicate alla caccia dei piccioni ormai molto diffusi in città, contribuendo così a limitarne il numero. Tra gli strigiformi notturni, abbastanza comuni sono la simpatica e curiosa civetta (Athene noctua), facilmente osservabile anche al primo imbrunire, immobile e ben in vista su qualche palo della luce o semicelata dalle foglie su qualche ramo d'albero, il gufo comune (Asio otus), l' allocco (Strix aluco) e per la famiglia dei Titonidi (Tytonidae), il barbagianni (Tyto alba), osservabili invece con un pò di fortuna solo nelle ore notturne. Tra i mammiferi notturni dell'ordine dei chirotteri, va citato il malvisto quanto utilissimo pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) che si può notare, anche in città intorno ai lampioni e un pò dovunque sull'imbrunire, in volo disordinato e vorticoso e l'orecchione (Plecotus auritus), che ama frequentare zone ricche di vegetazione.. Negli anni scorsi è stato presentato presso il Museo civico di Morbegno un volume del dott.A.Martinoli dell'Università degli Studi dell'Insubria (Varese): "Biologia e distribuzione dei pipistrelli nelle province di Sondrio, Lecco e Varese", con importanti statistiche e valutazioni su questi piccoli "signori della notte". A questo lavoro ha collaborato anche A.Zilio, che dopo anni di studi e ricerce in provincia di Sondrio, con l'utile apporto di alcuni studiosi grigionesi, ha potuto identificare numerose colonie di pipistrelli, definendone la classificazione e ritrovando una specie, il "Vespertillo di Nilsson", ritenuto scomparso nella zona. Una notizia dell'estate 2002 riferisce che ricerche effettuate in passato dal prof.Prigioni dell'Università di Pavia, avrebbero evidenziato il ritrovamento di tracce di lontra (Lutra lutra), nella media-bassa valle dell'Adda e al pian di Spagna (segnalazione che sembrò poi essere confermata al Pozzo di Riva e sulle rive del lago di Novate con ritrovamento di escrementi contenenti delle lische di pesce). Alla fine del 2003, A.Ghezzi, responsabile del comitato Pro Schiesone, che si è battuto per anni per impedire la realizzazione di una centralina in questa pregiata area della Valchiavenna, aveva segnalato la presenza di probabili tracce di questo raro mustelide, nel greto del torrente e aveva sollecitato uno studio dell'area per accertarne l'eventuale esistenza.
Difficilmente visibili, perché animali essenzialmente notturni sono la puzzola (Mustela putorius)( 1 - 2 ) e la faina (Martes foina), piccolo e simpaticissimo mammifero il primo, di circa 35-40 cm di lunghezza, più grande (circa 70 cm con la coda) e più odiato dall'uomo il secondo, per la sua attrazione per i pollai. La puzzola è diffusa prevalentemente in pianura ma presente anche fino ad una certa quota nei boschi e nelle vicinanze dei corsi d'acqua, mentre la faina si sta diffondendo sempre più nelle aree abitate dove trova facili risorse alimentari; a Tirano, nei primi mesi del 2003 sono state segnalate alcune faine persino in un parco cittadino interno ad un palazzo e per la loro cattura sono dovuti intervenire i vigili. Le praterie di fondovalle ospitano il riccio (Erinaceus europaeus) utile e simpaticissimo insettivoro, con abitudini notturne e dall'andatura ondeggiante di cui purtroppo, dopo l'avvento delle automobili e il traffico sempre più pressante, è stata fatta strage sulle strade provinciali (non è raro vedere carcasse schiacciate di questo animale sull'asfalto un po' ovunque). Nel corso del 1999, Lega Ambiente Media Valtellina presentò alcune osservazioni in merito agli interventi che la Comunità Montana di Tirano si accingeva ad effettuare sulla "Roggia dei Mulini", nel fondovalle tra Mazzo, Lovero e Tovo, sottolinenando, tra l'altro, che sulle rive di questo caratteristico corso d'acqua, vive il toporagno d'acqua dolce (Neomys fodiens), specie assai rara che presenta caratteristiche da perfetto nuotatore. Il toporagno è presente in provincia anche nelle vesti di Toporagno comune (Sorex araneus) e in quelle di Toporagno nano (Sorex minutus). Molto più comuni sono varie specie di roditori come l' arvicola terrestre ( Arvicola terrestris) e rossastra (Clethrionomys glareolus), diffusa dal fondovalle fino ai 2000 m, mentre addirittura infestanti possono diventare specie come il topo domestico ( Mus musculus), il ratto dei tetti e delle soffitte (Rattus rattus), il topo selvatico o campagnolo (Apodemus sylvaticus) e Il ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus), spesso odiati per le epidemie da loro causate in passato, ma spesso anche uccisi senza motivo, dall'ignoranza e sulla base dei "sentito dire" perché ritenuti nocivi e sporchi alla stessa stregua dei piccioni. Sono diffusi nella campagna, nei boschi, nelle cantine, sui tetti, nei solai, lungo i canali, gli immondezzai e le fogne, tutti luoghi ricercati non certo perché sporchi, ma perché offrono occasione di trovare cibo in abbondanza. Agli inizi del 2006 è giunta la notizia della scoperta, da parte di una biologa di origini canadesi che vive a Grosio in Valtellina, Heidi Hauffe, di una nuova razza di topi nella zona di Migiondo a Sondalo; questa nuova razza denominata Mid-Valtellina è completamente originale dell’area e si differenzia dalle altre già conosciute per la composizione cromosomica. Come curiosità possiamo citare la notizia che alcuni anni fa a Tirano, con grande gioia dei bambini, una colonia di ghiri (Glis glis) si era insediata nella cantina della Pro Loco al Parco degli Olmi, ed ogni tanto soprattutto d'estate usciva allo scoperto, facendosi ammirare dai presenti. Il piccolo ghiro è' di attività crepuscolare e notturna, e durante il giorno dorme rimanendo nascosto nelle cavità degli alberi, nei nidi artificiali degli uccelli, nelle fessure dei muri e delle rocce. Insettivora è anche la comune talpa (Talpa europea), dalle zampe anteriori assai sviluppate e dotate di robusti unghioni, la cui presenza, dal fondovalle fino ai 2000 m degli alpeggi, è rivelata soltanto dai cumuli di terra che si creano nei prati e nei campi dopo i suoi lavori di scavo e di perforazione; questo piccolo vertebrato è infatti, date le sue abitudini di vita sotterranea, quasi invisibile e assai difficilmente può essere scorto all'aria aperta. Nel 2007 sembra che sia stata avvistata una lince (Felis lynx) sulla montagna di Prata Camportaccio, mentre alcuni anni fa un avvistamento riguardava i canneti della piana di Samolaco dove sembra che l’animale probabilmente sconfinato dalla val Mesolcina (per maggiori dettagli vedi ambiente montano) sia stato malauguratamente ucciso. All’osservatore più attento non sfuggiranno tra gli insetti le numerose specie di ditteri (Canzoneri- Ricerche ditterologiche su Il Naturalista Valtellinese 4/93 , di cavallette, e grilli(Gryllus campestris)appartenenti all’ordine degli Ortotteri sottordine Ensiferi e di libellule (Crocothemis erythraea - Orthetrum cancellatum) oltre agli eleganti gerridi o ragni d'acqua (Gerris lacustris), emitteri che con le loro lunghe zampe galleggiano sul pelo dell'acqua tanto da sembrare una via di mezzo tra il catamarano e l'overcraft. Ci sono poi bellissimi coleotteri sempre più rari tra cui non possiamo non citare il cerambice (Cerambice dorato) (Sui cerambici Vedi Abstract :Dioli P.Viganò C. da Il Naturalista Valtellinese n.1 1990) il cervo volante (Lucanus cervus) e lo scarabeo rinoceronte (Oryctes gryphus); non è raro poi che durante la primavera qualche sciame di api si vada a posare, creando non pochi problemi, sotto una grondaia o sul ramo di qualche albero dei parchi cittadini. Ospite assai diffuso dell’ambiente anche cittadino, ovunque vi siano pertugi o fessure sotto sassi di muretti o di lastricati, è lo scorpione (Euscorpius italicus), che si è fatto una cattiva fama a causa della sua dolorosa puntura. Tra gli insetti predatori, che utilizzano particolari tecniche per catturare le loro prede, vogliamo citare la formica leone (Myrmeleon formicarius), che in realtà non è una formica ma un neurottero; la larva di questo insetto, che si ciba di formiche, scava infatti una caratteristica cavità conica nella sabbia o nel terreno e vi si cela nella parte più profonda aspettando che la malcapitata formica scivoli nella trappola da cui non riesce più a risalire per la pendenza estremamente franosa delle pareti della cavità. La formica leone è una predatrice munita di grandi mandibole seghettate, invisibile fino a quando una preda non capita a tiro; a quel punto è come se la preda fosse caduta nelle sabbie mobili. La preda fa fatica a risalire la cavità, scivola continuamente all'indietro e la sua fuga è resa ancora più difficoltosa perché dal fondo del buco escono granelli di sabbia o terra lanciati dalla larva per rendere ancora più ardua la fuga. L'insetto è ormai in trappola e quando tocca il fondo viene come inghiottito dalla sabbia, perché la larva lo cattura con le sue grosse mascelle dentate (in realtà sono due cannucce che servono per succhiare la preda) e lo divora lentamente. Tra gli insetti predatori più vistosi, le cimici assassine del genere Rhynocoris che pungono con il rostro tutto ciò che capita loro a tiro (Dioli P.,Rhynocoris iracundus ecc, su Il Naturalista Valtellinese 1/90). In primavera i prati ospitano una delle più belle faune di farfalle diurne delle Alpi : si possono vedere contemporanamente il podalirio (Iphyclides podalirius), il macaone (Papilio machaon), la cedronella o gonepteride (Gonepterix rhamni), la colias (Colias hyale e crocea), vanesse come Inachis Io , Vanessa urticae e suoi bruchi sulla pianta dell’ortica, Vanessa cardui e Vanessa atalanta , Polygonia C-album, Vanessa polichloros ecc. tutte infeudate a piante ortensi, ruderali o ad essenze coltivate come il ciliegio (Prunus avium) che in autunno colora di macchie di rosso fuoco i versanti sia orobico (panorama autunnale orobico) che retico (panorama autunnale retico) della valle. Tra le farfalle notturne più spettacolari bisogna citare la Saturnia del pero (Saturnia piri), la più grande farfalla europea, bella come il suo enorme bruco.
Introduzione
Geologia e Mineralogia Flora e Fauna L'orizzonte sub-montano L'orizzonte montano L'orizzonte alpino
4/30/2009
30 aprile 2009
Bagni a rischio, nel Mediterraneo in arrivo la medusa killer
I suoi tentacoli possono raggiungere i trenta metri, è stata trovata nelle acque spagnole e può essere letale per l'uomo. L'industria turistica trema.
Si diffonde il panico tra i bagnanti
Ha i tentacoli lunghissimi, la chiamano medusa assassina, semina panico. I visitatori del Mediterraneo e i frequentatori del Mare Nonstrum, potrebbero trovarsi di fronte a dolorose sorprese, forse letali quest'anno. La Caravella Portoghese (così chiamata perché la sua forma ricorda quella delle imbarcazioni che solcavano gli Oceani), nome scientifico Physalia Physalis è stata avvistata nelle coste iberiche. La medusa è stata intravista vicino alle spiagge della Costa del Sol, nel sud della Spagna, e al largo della costa della regione di Murcia, nel sud-est. I suoi tentacoli possono raggiungere i 30 metri, da quelle parti non si vedeva da 10 anni. La caravella portoghese è formata da una componente gelatinosa, ma i suoi prolungamenti sono provvisti di cellule urticanti che provocano a contatto con la pelle una combustione intensa, un bruciore infiammante che è molto più doloroso di quello di una medusa semplice. In casi estremi, la puntura può causare attacchi di cuore alle vittime che sono allergiche al veleno. I venti occidentali le hanno trasportate nel Mediterraneo (vivono nell'Oceano atlantico), attraverso lo Stretto di Gibilterra e per tutta la lunghezza della costa meridionale della Spagna, temono gli scienziati. I tentacoli possono anche infliggere un duro colpo all'industria turistica. Se si innescasse una psicosi collettiva, questo sarebbe un altro colpo letale per gli stabilimenti balneari. Gli operatori temono spiagge deserte, in una fase cruciale della bella stagione. Per evitare l'invasione, l'unica scelta è difendere l'equilibrio dei mari, ma si tratta di scelte di lungo periodo e il turismo non può attendere.
4/28/2009
Como, Villa Olmo - via Cantoni 1 Fino al 26 luglio 2009
Orari: martedì, mercoledì e giovedì 9.00-20.00; venerdì, sabato e domenica 9:00-22:00; lunedì chiuso Ingresso: € 9.00 intero; € 7.00 ridotto; € 5.00 scuole Catalogo Silvana editoriale Informazioni e prenotazioni: tel. 031.571979 web: www.ticketone.it
Giorno dopo giorno. -
Ogni mattina è un nuovo viaggio nel mondo che mi circonda, -
una nuova avventura in un paesaggio spesso grigio per buona parte dell’ anno. -
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Questo è il mondo di cui sono Re ... Re senza scettro ne corona ma ... -
padrone di immensi tesori: la libertà, l’ ottimismo, la fantasia, l’amore di un momento. -
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Sono un sovrano libero di pensare ad un mondo migliore ... -
un mondo nato dalla fantasia necessaria per affrontare gli ostacoli che vi si frappongono. -
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Infatti ... questi tesori sono spesso forzieri dispersi sul fondo del mare delle preoccupazioni -
o sotterrati nella grotta delle nostre incertezze o rinchiusi nella fortezza dell’ egoismo. -
Così, una volta scoperti, da questi forzieri ne porto via tutti i giorni una monetina che brilla come il sole... -
poi si trasforma in farfalla e vola via per diventare una consapevole realtà. Firenze 2008 - Fabrizio. 4/18/2009 Fonte: http://viaggi.virgilio.it/reportage/europa/italia/giornata_nazionale_oasi_wwf.html Domenica 19 aprile 2009 - Giornata nazionale delle Oasi WWF il 19 aprile si festeggia la giornata nazionale delle Oasi WWF. Aperta al pubblico anche la tenuta presidenziale di Castelporziano
    
Le Oasi WWF vai alla fotogallery LINK UTILI Un'invasione di Panda del WWF a Roma Vota e commenta questo video Oasi WWF del Lago di Alviano Vota e commenta questo video Il mese di aprile è interamente dedicato alla salvaguardia del Pianeta e ricorrono alcuni appuntamenti molto importanti. In attesa della Giornata Mondiale della Terra, che cade il 22 aprile (Disney lancerà il docufilm Earth - La nostra Terra proprio per l'occasione), il 19 ricorre la Giornata nazionale delle Oasi WWF, cento aree protette in tutte le regioni d’Italia per un totale di 30.000 ettari. Si chiamano Oasi perché sono vere e proprie roccaforti di biodiversità e ultime testimonianze di paesaggi in cui la natura è incontaminata. Nelle Oasi del WWF sono compresi quasi tutti gli ambienti naturali: dalle praterie alpine alle coste di gesso, dai canyon selvaggi alle cascate, dalle grotte ai boschi, dalle foreste mediterranee alle cime innevate fino alle steppe. Ci sono aree che, senza l’intervento di associazioni di questo tipo, oggi non esisterebbero più, ma sarebbero abbandonate al degrado e sottoposte allo sfruttamento da parte dell’uomo. Centinaia di animali e piante in via di estinzione, grazie alle Oasi, hanno trovato un rifugio sicuro, come il cervo sardo o il lupo, che è tornato a popolare molte zone montane d’Italia. Solo in occasione della giornata dedicata alle Oasi, si potrà visitare anche Castelporziano, la tenuta presidenziale alle porte di Roma che apre eccezionalmente al pubblico dalle 9 alle 15. E’ stato anche istituito un bus navetta gratuito che parte da Piazza Amerigo Vespucci (Ostia, stazione Metro C. Colombo) e arriva al Cancello della Principessa (uno degli ingressi della Tenuta). Dopo aver invaso alcune città del mondo, sabato 18, 1600 panda (simbolo del WWF) fatti di cartapesta invadranno Piazza del Popolo a Roma per lanciare un messaggio globale. Queste giornate hanno lo scopo di raccogliere fondi per effettuare interventi di restauro: Per esempio, ad Alviano (Terni) si devono ricostruire i sentieri danneggiati dalla piena del Tevere dello scorso inverno, a Monte Arcosu, in Sardegna, servono per difendere il cervo sardo dal bracconaggio. [Pubblicato da Ilaria Santi in Italia] NARCISO Narciso vanitoso,ti sei specchiato nello stagno della tua vita Tocchi l’acqua con un dito per accarezzarti compiaciuto la tua vera immagine vedi dissolversi in cerchi e sperdersi Rughe e graffi, le offese del tempo vissuto a rimirarti Troppo spesso ti sei seduto e non hai agito ora i rimpianti sono un grido di dolore che rimbalza sulle montagne di errori passati e l’eco li ripete Premi il palmo delle mani sulle orecchie per non udire Ma il grido viene ormai da dentro e non lo puoi ignorare. Sei rimasto solo e devi ascoltare il vuoto che ti parla Pensieri e ricordi come fantasmi tornano e non ti danno pace Lacrime inutili non lavano menzogne, rimorsi e attimi persi. Volevi essere ma non sei stato, volevi amare ma non hai imparato E questo senso di incompiuto ti sarà compagno fino al riposo sospirato. ---- 31.01.2009 Marco B. FIGLIA MIA Io sono scoglio e tu sei onda del mare, ti aspetto e ti infrangi spumeggiante. Io sono albero nella terra e tu vento, scompigli le fronde e fuggi via. Io sono cielo immobile e tu nuvola, dipingi forme diverse e corri via. Io sono fiore nel campo e tu farfalla, ti posi un attimo e voli in cerca di altri profumi. Io sono notte scura e silenziosa e tu sole, luce in un arco perenne a scoprire nuove terre. Io sono nido sulla gronda della casa e tu rondine, spiegherai presto le ali al richiamo del migrare. Io ci sono e tu ci sei, ci troveremo sempre.
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